Proprio quel giornoFuori dalla finestra, l’erba danzava nella brezza ed i boccioli dei fiori spuntavano fra i rami degli alberi. In quel mattino di primavera, mi svegliai serena: non avevo alcun esame da dare in università, nessuna preoccupazione o impegno per l’intera giornata, nulla da fare se non rilassarmi e godermi l’aroma del caffè che mi ero appena preparata. Mentre lo bevevo a piccoli sorsi, pensai che sarebbe stato bello godersi il chiostro dell’università leggendo un buon libro con quel sole primaverile, così dopo essermi vestita, mi diressi verso la fermata del tram. Il giorno precedente, un’amica mi aveva ceduto un biglietto del tram che non le occorreva più e così, prima di accomodarmi su di un sedile, timbrai il primo biglietto della mia vita. Mi sedetti con le gambe incrociate, e mi godetti il paesaggio che scorreva fuori dal finestrino. Qualche fermata dopo la mia, non potei credere ai miei occhi quando vidi salire dai gradini del tram, un controllore, ed io avevo un sorriso a settecento denti.

Nel chiostro dell’università, cercai un angolino al sole. Non c’era molta gente, solo qualche ragazzo di passaggio di tanto in tanto, così mi sedetti su di una panca di pietra tiepida, appoggiai la mia borsa e cercai il libro fra le cose che avevo portato. In mezzo ad una valanga di trucchi, appunti e scontrini, lo trovai un po’ spiegazzato ma me lo appiattii sulle gambe ed iniziai a leggere da “Le notti bianche” di Dostoevskij:

“Ma succederà così anche a te. Un giorno tu ti sveglierai e vedrai una bella giornata. Ci sarà il sole, e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido. Quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale. Non ci credi? Io sono sicuro. E presto. Anche domani. Guarda, Natalia, il cielo! È una meraviglia!”

Nel bel mezzo della riga, una folata d’aria improvvisa voltò la pagina del mio libro e mi accorsi che era dovuta ad un ragazzo che mi era passato accanto correndo ed urlando “è tardi!”. Non lo riconobbi immediatamente, ma guardandolo con attenzione, mi resi conto che si trattava proprio di lui, quel ragazzo col quale speravo di parlare nuovamente dopo due fugaci incontri in cui probabilmente non aveva avuto il tempo di innamorarsi di me, come invece io avevo fatto.
Lo vidi perdere qualcosa, ma non se ne rese conto e continuò a correre per poi sparire dietro ad una colonna dell’università. Pensai fosse la mia occasione così lasciai le mie cose sulla panca e corsi a recuperare l’oggetto perduto. Si trattava di un piccolo orologio da taschino, così lo conservai nella mia tasca e camminai verso l’interno dell’università, senza fretta, nella speranza di fare una bella entrata teatrale da salvatrice della patria.

Quando raggiunsi il ragazzo, lui stava parlando con un professore sull’uscio della porta di un’aula.
“La prego, mi faccia fare l’esame!” Disse il ragazzo con un’aria pietosa.
“Gliel’ho detto, non può, è in ritardo, è contro il regolamento!”
“Faccia uno strappo alla regola, ho studiato tutta la notte!” Continuò lui, cercando di darsi un contegno.
Il professore, quel professore, capendo che il ragazzo non gli avrebbe dato tregua e forse, rivedendo nel ragazzo la stessa tenacia di quando lui era giovane, gli disse, abbassando la voce:
“D’accordo, la faccio entrare, mi dia il documento”. Inutile dire che il ragazzo, al colmo della gioia, frugò nella borsa a tracolla, il tempo di rendersi conto che i documenti li aveva lasciati a casa sulla scrivania, in mezzo agli appunti su cui aveva sbattuto la testa per tutta la notte.

Ci incontrammo fuori dall’università, nel chiostro all’aperto dove lo stavo aspettando. Mi avvicinai a lui che mi riconobbe immediatamente e mi fece un sorriso di chi in realtà non ne ha affatto voglia. Per farmi coraggio, ripetei a me stessa che era sconfortato per l’esame e non per la mia presenza e d’altra parte, chi meglio di me avrebbe potuto capirlo?
Mi avvicinai e gli restituii l’orologio, “hai perso questo!” Gli dissi ed il suo viso si illuminò. “Grazie mille, non sai quanto mi hai salvato!”. Mi disse con entusiasmo, ripetendomelo più volte, che era di grande importanza per la sua famiglia.
“Lo porto sempre con me” mi disse, “è un po’ il mio talismano, non ne hai idea, non me ne va mai bene una!”.
Gli risposi che ne avevo idea.

Quando salimmo sul tram per tornare a casa, ero felice come non lo ero da tempo. Io e lui, seduti l’uno accanto all’altra, con tutto il tragitto da fare insieme perchè non abitava lontano da casa mia ed un sacco di cose da raccontarci. Scoprii che la sfortuna era ciò che più ci accomunava oltre alla maggior parte degli autori della letteratura preferiti ed al fatto che condividevamo le teorie filosofiche di maggiore importanza e lo stesso gusto per i libri. Quando vidi il controllore salire sul tram, non me ne preoccupai, ancora immersa nella tranquillità con cui mi ero goduta il viaggio nel mattino. Quando mi resi conto simultaneamente, che il biglietto che avevo timbrato al mattino, dopo così tante ore, non era più valido e che inoltre avevo scordato la mia borsa col mio libro, sulla panca del chiostro, spalancai gli occhi, disperata come sempre. Contemporaneamente lui guardò il controllore, e sbarrò lo sguardo. Nello stesso momento in cui realizzava di non avere il biglietto, si stava accorgendo di aver perso di nuovo l’orologio da taschino.

Quando scendemmo dal tram, alla fermata successiva, con una multa a testa e il tragitto a ritroso fino all’università da fare nella speranza di recuperare borsa e orologio, lui si girò verso di me e con uno sguardo che mi penetrò l’anima, “Perdonami se non mi ricordo” mi disse con un sorriso, “Come hai detto che ti chiami?”
“Speranza” risposi io.
“Molto piacere” mi rispose facendomi l’occhiolino, “io sono Fortunato” e con un gesto improvviso, strinse la mia mano nella sua.
“Facciamoci coraggio” disse, “domani andrà meglio!” e continuammo a camminare verso l’università mano nella mano.

Proprio quel giorno, dopo avermi accompagnata sotto casa, di ritorno dall’università, senza borsa e senza orologio da taschino, iniziò un immenso acquazzone. Eravamo le persone più sfortunate e bagnate della terra ma sapevo che con lui potevo sentirmi meno sola. Mi voltai per cercare il suo sguardo e fra le gocce di pioggia che bagnavano i nostri volti innamorati, finalmente mi baciò.

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  1. aurora
    Lug 08, 2015

    complimenti mi sono divorata i tuoi racconti.

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  2. sara
    Lug 13, 2015

    Mi sono piaciuti un sacco i tuoi racconti! Ti lasciano sempre qualcosa su cui pensare.

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