Quando al mattino mi sveglio, mi guardo allo specchio e ho le occhiaie fino sotto i piedi. Ho passato la notte a pulire la casa da cima a fondo perchè ho deciso di invitare Clara Sampei a bere un caffè a casa mia. Ho fatto uno strano sogno, in cui mi svegliavo morto. Sì, sembra assurdo ma ho sognato di svegliarmi, andare a lavarmi i denti e scoprire di essere morto, che quello che guardavo nello specchio non era altro che un fantasma di me. Ho capito che dopo dieci anni di attesa, è giunto il momento di avere una conversazione rilevante con la mia vicina ma poi mi fisso negli occhi e per un attimo provo pietà per me stesso. Dove voglio andare? Sono lo stesso fifone che ieri sera non ha avuto nemmeno il coraggio di salutarla per le scale, perchè oggi dovrebbe essere diverso? All’improvviso, ho una vampata di ottimismo e decido di incoraggiare me stesso: ce la posso fare. Oggi cambierà tutto, telefonerò a tutti i miei clienti e dirò loro che oggi gli appuntamenti saltano. In un paio d’ore ho finito il giro di telefonate, quindi passo dal barbiere; vado a comprare degli abiti nuovi che è una tattica che in genere funziona e dà sicurezza; vado dal fiorista e compro un mazzo di girasoli. Il fioraio è sconvolto perchè è solo mercoledì. Quando, tutto pimpante, allegro e profumato, rientro a casa, becco il figlio di quelli del quarto piano, quello che parla da solo, coi pantaloni abbassati, che piscia sul mio pianerottolo.

Quando oggi sono andata al bar, non mi aspettavo che sarebbe stata una giornata tanto stressante. Il mio capo mi dice che l’architetto si è dato malato, “quel fannullone!” mi dice e io mi sento arrabbiata con l’architetto Monroe perchè mi ha fatto fare una pessima figura col mio capo, a me, proprio a me che gliel’ho presentato, anche se so che il signor Mercedes cambia umore facilmente: domani avrà già dimenticato questo rancore e sarà ancora più propositivo nei confronti dell’architetto. Monroe comunque non la passerà liscia, sono furiosa con lui perchè oggi il capo è nervoso e se la prende con me, così mi tocca sopportare questo collerico ciccione che oggi è ancora più insopportabile del solito. Determinata, dico a me stessa che decisamente devo andare a parlare con lui ed è il caso di dirgliene quattro. Finisco per passare tutta la mattinata a pensare a lui. Mi viene in mente quanto era affascinante e misterioso con la ventiquattr’ore, il giorno prima, mentre si avvicinava al bar insieme al mio capo. Penso alla sua fierezza e, contemporaneamente, alla dolcezza con cui mi aveva guardato e decido che stasera vado a dirgliene quattro ma prima passo dal parrucchiere.

Il signor Propoli è senza parole. Osserva i movimenti dell’architetto da anni ed ora, l’oggetto del suo studio sta impazzendo. La signora Propoli lo ascolta pazientemente facendo a maglia, mentre lui si indigna, poi è contento, poi è stupefatto, poi è irritato perchè “quel pazzo dell’architetto non si sa mai cosa stia combinando! Ti sembra? Stamattina non è arrivato neanche un cliente cara, è mercoledì e lo sai che il mercoledì c’è sempre gente. Poi è uscito, lo so perchè la macchina non c’era, neanche oggi. Quello non ce la racconta giusta! Guarda che bisogna tenere d’occhio i vicini di casa, cara, lo faccio anche per te, per il tuo bene, quello potrebbe essere un elemento disturbato…”. La signora Propoli parla al marito senza alzare gli occhi dalla maglia: ” caro, ma non volevi che uscisse, che andasse un po’ a fare baldoria?”. “Ma sì, ma sì” risponde lui, “ma si comporta in modo strano!”. La signora Propoli che ascolta il marito brontolare da tutto il giorno, interrompe quello che sta facendo e lentamente si avvicina al marito. Si piega per raggiungere il viso di lui che sta seduto sulla poltrona e gli dà un bacio sulla fronte. Poi lo guarda negli occhi e gli dice: “anche tu ti comportavi in modo strano quando ti sei innamorato!”

Luke nemmeno si accorge che l’architetto Monroe lo sta guardando, tanto è concentrato a mirare la pianta col getto di pipì. Nel frattempo non riesce a stare fermo e un passettino alla volta cammina. Si accorge che ora sta innaffiando le scarpe di qualcuno, così alza lo sguardo e si trova davanti gli occhi rancorosi dell’architetto. Luke resta immobile per un momento, poi velocemente richiude la zip del pantalone, indietreggia di qualche passo e abbassa lo sguardo, mentre con la manina, cerca quella di Pablo perchè gliela stringa in segno di solidarietà. Sa che sta per essere sgridato e sa che questa questione sarà sottoposta alla mamma. Per un attimo si rende conto che quello che ha fatto per anni è sbagliato, poi ci pensa su e si dice che per poco non centrava il vaso, questa volta. Mentre Luke si aspetta il peggio, sente qualcuno che sale le scale, prega che non sia la sua mamma ed infatti è la signorina Sampei che vede la scena, si ferma e non dice una parola. Luke si chiede come mai lei abbia quella pettinatura strana e intanto si accorge che per la prima volta, l’architetto profuma. L’uomo, dalle scarpe zuppe, si volta a guardare la ragazza e Luke ha una botta di coraggio e scappa via velocemente imboccando le scale fino a casa sua, promettendo a sè stesso che non farà mai più pipì sul pianerottolo dell’architetto.

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