Sono infuriato col ragazzino ma quando lo vedo cercare con la mano, quella del suo amico immaginario, mi sciolgo perchè quando ero bambino ne avevo uno anche io e si chiamava Pablo. Clara Sampei sale le scale, resta immobile e mi guarda, così il bambino ne approffitta e scappa via. Lei è bellissima e profuma di buono, ha un nuovo taglio di capelli e penso che non sia mai stata così bella.

Lui mi guarda e tutta la rabbia che avevo dentro e tutto quelle cose che avevo voglia di dirgli, si sciolgono come neve al sole. E’ tanto bello da togliere il fiato e se in questo momento fossi sola mi insulterei per non essermene accorta per così tanto tempo. Mi vengono in mente i miei genitori e per un secondo me li immagino sulla porta di casa che mi accolgono dicendo: “eccolo finalmente il tuo fidanzato! Abbiamo sentito tanto parlare di te!”. Poi penso che non è la sede per sognare ad occhi aperti e torno in me.

Non so bene cosa dirle. Provo a pensarci per un attimo e mi dico che ora, ora, ora è il momento di dirle che sono innamorato di lei da tutta la vita, da tutta la vita… no, non questo, non era questo che devo dire, devo dirle se vuole il caffè, se vuole entrare a casa mia e bere un caffè insieme a me e alla fine le dico: “signorina Sampei, vuole un caffè tutta la vita?” Poi gesticolo con le mani come se avessi davanti una lavagna e volessi cancellare quello che ho appena detto, mi sento così impacciato e a disagio che vorrei seppellirmi e poi mi viene fuori qualcosa tipo: “che piacere vederla, non sono malato!” perchè mi viene in mente che ho detto al suo capo di essere malato. Lei mi guarda e scoppia a ridere.

E’ visibilmente in imbarazzo questo architetto che prima è malato poi non lo è e poi mi chiede se ho tutta la vita per bere il caffè. Questa cosa mi fa ridere. E quel mazzo di fiori? Penso che se adesso me ne andassi e lo lasciassi lì, lo ritroverei nello stesso posto, tanto è diventato immobile dopo aver gesticolato fino a qualche secondo fa. Ho sempre trovati attraente l’impacciatagine degli uomini… Mi viene un’idea e per sicurezza gli dico: “aspetti!” e corro nel mio appartamento.

Clara se n’è andata. È tornata a casa sua. Me la sono giocata. Ora rientro nel mio appartamento che profuma di pulito e di limone e mi prendo a pugni. Ha detto “aspetti”? Non sono nemmeno sicuro di aver sentito bene. L’ha detto o me lo sono immaginato? Nel dubbio rimango qui, col mio mazzo di girasoli in mano, tanto anche volendo, non mi si muove un muscolo.

Nello specchio del mio appartamento, mi guardo, aggiusto il rossetto con le dita che si è un po’ sbavato, mi riavvio i capelli, poi torno velocemente sul pianerottolo dell’architetto. Ho una torta di mele in mano, l’ho presa ieri al bar. Lui mi guarda stranito. Gli dico: “Mi va di bere un caffè tutta la vita ma potrebbe venirci fame. Accompagniamo il caffè con della torta?”. E inaspettatamente, lui sorride.

“Cara, non te lo puoi nemmeno immaginare cosa ho visto”. Dice il signor Propoli con la faccia di chi ha appena guardato qualcosa di assolutamente sorprendente. “Cosa hai visto?” domanda la moglie con poca attenzione. Lo sa che il marito deve dire qualcos’altro sull’architetto Monroe. “L’architetto passeggia…” dice.
“Caro, anche l’architetto ha le gambe, che ti importa?”
“Ma no, ma no…” continua sbalordito il signor Propoli, “sta passeggiando con la signorina Sampei… e lei in braccio stringe un mazzo di girasoli”.
“Glieli ha portati finalmente!” esclama l’anziana signora, “era ora! Povero figliolo, quanto ha sofferto, è giusto che anche lui abbia finalmente un po’ di tranquillità. E poi si sa che alla fine l’amore trionfa!” La signora Propoli inizia a fantasticare sull’amore e sulle regole del corteggiamento, su come il suo cavaliere, il signor Propoli, moltissimi anni prima, le avesse proposto di sposarlo offrendole un meraviglioso mazzo di girasoli. Pensa ai preparativi delle nozze, al vestito bianco, alla guerra, alle famiglie e all’amore che davvero alla fine trionfa. Ma suo marito è da tutt’altra parte con la testa e con aria confusa dice alla moglie, “ma cara, i fiori li compra la domenica, oggi è mercoledì!”. E la signora Propoli gli sorride con aria enigmatica, pensando che il mercoledì è un buon giorno per innamorarsi.

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