Questa è la storia di un uomo che viveva in un paese triste e grigio. I governanti erano uomini alti e spaventosi e risiedevano all’ottantesimo piano di un grande edificio grigio, ridendo del proprio potere e della stoltezza dei cittadini. Il paese era grigio, ma così grigio che perfino gli uccellini avevano fatto le valige per andare in qualche posto meno deprimente. I giganteschi governanti non perdevano occasione per mettere i cittadini gli uni contro gli altri e usavano le competizioni sportive in TV e la lotteria, per distrarli da ciò che aveva realmente valore. Dal canto loro, i cittadini erano insoddisfatti di quegli omoni che governavano in modo malvagio il paesino, ma temendo la loro forza e la loro altezza, nessuno osava metterne in discussione il potere.

L’uomo della nostra storia, l’uomo Qualunque, aveva un naso bitorzoluto. Non era un eroe, non aveva nulla di notevole, era un ometto come ce ne sono altri cento, eppure un giorno fece qualcosa degno di nota: un mattino, svegliandosi per andare al lavoro, sovrappensiero, si mise l’orologio al polso sbagliato, a destra. Che poi fosse sbagliato, chi può dirlo? Solo perché qualche gesto è divenuto convenzione, questo fa di quel gesto un qualcosa di giusto? Ad ogni modo il nostro uomo dal naso bitorzoluto, si mise l’orologio al polso destro, e senza accorgersene, salì sul grigio tram che l’avrebbe portato in ufficio. Mentre sedeva su un seggiolino, guardando il paese grigio sfilare attraverso il finestrino, un anziano, curioso signore disse all’uomo Qualunque: “mi scusi se mi permetto ma temo che per errore stia indossando l’orologio al polso sbagliato!”. Il nostro dal naso bitorzoluto si vergognò per qualche secondo: non se n’era proprio accorto! Le persone intorno a lui si voltarono a fissarlo mettendolo ulteriormente in imbarazzo così, per non ammettere il suo errore egli disse al signore anziano: “la ringrazio per avermelo fatto notare, ma non si tratta di un errore. Questa mattina ho deciso così”. L’anziano signore lo guardò perplesso per un lungo minuto poi disse: “ha un significato il suo gesto, signore?”. E il nostro omino fece cenno di sì con il capo, poi si affrettò a scendere dal tram perché era giunto alla sua fermata. L’anziano signore rimase sul tram e fissò il nostro uomo dal naso bitorzoluto attraverso il finestrino, fino a quando non lo perse di vista.

L’uomo Qualunque trascorse la giornata nel suo ufficio grigio, poi se ne tornò a casa. Quella notte dimenticò di togliersi l’orologio dal polso sinistro e il mattino dopo, lo indossava ancora al polso destro quando incontrò nuovamente l’anziano, curioso signore, sul tram.

Il nostro omino si sentì picchiettare la spalla e domandare: “Buongiorno… non ci ho dormito tutta la notte, mi spiegherebbe il significato dell’orologio al polso destro?”. Di nuovo la folla di passeggeri curiosi fissava il nostro omino, il quale, nuovamente in imbarazzo, rispose d’istinto: “Voglio distinguermi. Anche chi ci governa indossa l’orologio a sinistra, così io lo metto al rovescio per dimostrare che non sono come loro!”. Il nostro omino si stupì da solo per l’originalità della propria risposta, ma se ne dimenticò subito perché il signore anziano rimaneva in silenzio. L’uomo Qualunque scese alla sua fermata e quando si voltò per salutare il vecchio, si accorse che quello non lo stava guardando: era troppo impegnato a spostare il proprio orologio dal polso sinistro a quello destro.
Il giorno successivo, il nostro uomo dal naso bitorzoluto, salì sul tram portando ancora l’orologio al polso destro: temeva infatti di incontrare di nuovo il signore anziano e curioso e quello gli avrebbe dato dell’incoerente se avesse visto che aveva cambiato posto all’orologio da polso. Si sedette accanto al finestrino. Del vecchio non c’era ombra. D’un tratto s’accorse che l’uomo seduto accanto a lui, aveva l’orologio al polso destro. Si stupì ma cercò di nasconderlo, tuttavia non riuscì a contenere il proprio stupore quando notò che anche una donna vicino a lui indossava l’orologio al polso destro. Si guardò intorno rapidamente e notò che tutti avevano cambiato la posizione dell’orologio da polso. Quando raggiunse il suo ufficio era piuttosto perplesso. Il giorno successivo non c’era nessuno in tutto il grigio paese che portasse l’orologio al solito posto. Il quarto giorno, l’omino non riuscì ad accedere al proprio ufficio, perché davanti alle porte, una folla di persone con l’orologio al polso destro, stava protestando. Il nostro uomo dal naso bitorzoluto si avvicinò e sentì dire che gli unici che oramai avevano ancora l’orologio al polso sinistro erano gli alti e grossi governanti. La folla aumentava col passare dei minuti e l’uomo Qualunque sentì qualcuno dire che non c’era da avere paura dei grossi governanti perché ora che i cittadini si erano riconosciuti fra di loro, grazie agli orologi, avevano capito di essere tanti, più numerosi e più forti dei grossi governanti.
Nel pomeriggio la folla si riunì sotto al grande palazzo grigio di ottanta piani dei governanti. Nella folla c’era anche il nostro omino Qualunque perché, anche se quella rivoluzione era partita da lui per caso, ora capiva che fare numero e darsi forza l’un l’altro era importante per far valere l’opinione di tutti. Quel giorno stesso, la folla riuscì a scacciare i giganteschi governanti: il palazzo di ottanta piani fu abbattuto e si pose al suo posto, una casetta uguale a quella di tutti gli altri cittadini. Furono scelti dei nuovi governanti fra i cittadini che avevano letto più libri e benché il paesino fu ridipinto di mille colori, qualche edificio qui e là fu lasciato grigio, affinché nessuno dimenticasse quanto si era sofferto in passato, al fine di trarre insegnamenti per il futuro.

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