Una volta, seduta su una panchina nel parco, ho incontrato una signora. Era anziana, i capelli fini, fini e bianchi, le raggiungevano le spalle, lisci come spaghetti ed una frangia tanto lunga che quasi le copriva interamente gli occhi. Era una di quelle signore che parlano e parlano e nascondono fra le parole i segreti della vita e solo chi ascolta con attenzione riesce a coglierli.

“Quando ero bambina, ero estremamente controllata dai miei genitori. Non mi permettevano di uscire da sola, non mi permettevano di avere contatti con nessuno che non fosse di famiglia. Quelle rare volte in cui riuscivo ad ottenere il permesso di stare fuori un’oretta con un’amica, loro erano certamente nascosti dietro qualche albero a spiarmi. Non dico per scherzare, eh, sul serio! Di solito mio papà mandava mia mamma a controllarmi e qualcuno mi si avvicinava in mezzo al parco e mi diceva “Virginia, tua mamma è dietro quell’albero”, io imbarazzata sorridevo e fingevo di non saperne nulla. La mia migliore amica, Marianna, era l’unica con la quale mi lasciassero uscire… Era una ragazza bellissima, e mi isparavo a lei per ogni cosa, così come lei si ispirava a me. Quando si è amiche si finisce per influenzarsi l’un l’altra e sembra che tutto vada condiviso. A scuola eravamo libere di essere noi stesse, aprirci l’un l’altra e ridere di noi e dei nostri sogni… Fra due amiche nulla è segreto, tutto appartiene a entrambe. Un giorno, all’uscita da scuola, Marianna mi presentò un ragazzo, Leonardo… Aveva gli occhi celesti, un bel viso, una barba appena accennata; era giovane e bello e me ne innamorai all’istante! Forse il fatto che anche per Leonardo ero un volto nuovo, lui stesso, rapidamente, si innamorò di me… rapidamente, cioè il tempo di stringerci la mano! Credevo molto nell’amore allora, e quello era il mio primo fidanzato di sempre. Marianna aveva già avuto dei fidanzati – fiammelle d’amore fra adolescenti, che si accendono e si spengono rapide come fiammiferi nella notte – e così mi dava dei suggerimenti su come comportarmi con Leonardo, come parlare, come baciare… come è sciocca l’adolescenza! Inutile dire che per via dei miei genitori era quasi impossibile vederci, per cui Marianna fece da tramite per lungo tempo fra me e Leonardo, permettendoci di scambiarci bigliettini d’amore e… nient’altro. Sì, perché sa, io non baciai mai Leonardo, era un amore astratto, era il pensiero dell’amore che mi faceva innamorare, di certo non l’inesistente contatto fisico… non ci eravamo mai incontrati da soli per più di un paio di minuti… Già, io non riuscivo a sopportare l’idea che mia madre potesse essere nascosta dietro a quel castagno laggiù, per dire, e che mi sorprendesse con Leonardo e mi facesse fare una figuraccia… Cosi non ci baciammo mai, né ci tenemmo mai per mano. Chiedevo consiglio a Marianna, le domandavo di continuo se secondo lei Leonardo si stesse stufando di quella che di fatto era sempre stata una relazione a distanza, ma lei diceva che non dovevo preoccuparmi, che a lui andava bene così e che lei avrebbe continuato a consegnare biglietti per aiutarmi e a prepararmi per il mio fatidico primo bacio, un bacio che però non arrivò mai… Un giorno, scalpitando in casa, ottenni da mia madre il permesso di uscire con Marianna. La mia amica non ne sapeva niente in realtà, ma contavo di raggiungerla nel punto in cui avrebbe incontrato Leonardo per consegnargli il mio messaggio. Già pregustavo la sorpresa, ma quando arrivai, li scoprii a baciarsi sotto ad un castagno del parco. Infuriata, mi avvicinai a passo svelto ma mio padre, che tornando dal lavoro non sapeva nulla del permesso che mia madre mi aveva accordato, mi vide nel parco e mi intercettò… Senza lasciarmi spiegare, mi riportò a casa ed io non ebbi modo di fermare quel bacio, né le lacrime che scendevano lungo le mie guance per la mia impotenza. Quando il giorno successivo incontrai Marianna a scuola, urlai con tutta la mia foga che mi aveva tradito, di dire a Leonardo che speravo di non rivederlo mai più e che per quanto riguardava lei, non le avrei mai più rivolto la parola in vita mia. Ah, ho una forza di volontà molto rigida, mi creda, non le rivolsi più la parola. Forse sbagliavo perché era stato un errore fatto quando eravamo ragazze, ma sa, io vengo dal Sud, siamo persone che agiscono col cuore, d’istinto, capisce? E non riuscii a togliermi quel rancore dal petto per molto tempo”.

“Ormai ho cambiato città, sono vecchia e stanca, ma quando me ne andai dal paesello per venire qui, non volli neppure salutarla. Passarono gli anni e ormai abitavo lontano dai miei genitori… Un giorno andai a prendere mio figlio a scuola – perché poi l’ho avuto il mio primo bacio, sì, l’ho trovato l’amore, anche se ormai sono rimasta vedova – dicevo, mio figlio Leonardo, sono andata a scuola a prenderlo. Il nome per mio figlio l’avevo deciso io… Pioveva forte, stringevo l’ombrello in una mano e la merenda nell’altra. Lo aspettai sotto la pioggia incessante, fino a quando i bambini uscirono ed il caos regnò sovrano. Tutti correvano di qua e di là, delle mamme con gli zaini bagnati mi urtavano, mi sentivo zuppa, Leonardo uscì finalmente, scambiandosi occhiate dolci con una bambina dai capelli rossi. Poi le diede un bacino sulla guancia e veloce corse sotto al mio ombrello. “Virginia!” mi sentii chiamare da dietro. Mi voltai ma non stavano chiamando me. Guardai davanti e vidi la bambina che mio figlio aveva baciato, correre urlando “sono qui, mamma!” . Senza pensarci mi girai a guardare la madre della bambina. Mi sorpresi nel vedere Marianna, la mia amica di infanzia, accogliere la figlia di cui il mio Leonardo s’era innamorato. Potrebbe crederci? Vivevamo nella stessa città! Ma vede, io e Marianna avevamo gli stessi sogni, come le ho detto, due amiche condividono tutto, così avevamo scelto la stessa città per andare a costruirci il futuro. In mezzo alla miriade di zaini, Marianna incrociò lo sguardo con me e rimase gelata. L’amicizia ha un richiamo così forte che non può essere ignorato, così come il pianto dei bambini. Senza rendercene conto ci avvicinammo l’una all’altra. Senza capire come ne perché, buttammo gli ombrelli per terra – poveri bimbi, rimasero lì a prendere acqua – io e Marianna ci stavamo abbracciando sotto la pioggia e per noi il tempo tornò indietro. “Scusa” mi disse fra quelle che non capii mai se fossero lacrime o gocce di pioggia, ed io le dissi “Virginia? Hai chiamato tua figlia Virginia, come me?” e lei mi disse che non aveva mai dimenticato la mia amicizia e che quel bacio sotto al castagno era stata la più grande stupidaggine della sua vita… Ah, che gioia fu quel momento! Non ci siamo mai più perse di vista, sa? La povera Marianna, riposi in pace, aveva dato a sua figlia il mio nome, nella speranza di fare di lei una buona amica come le ero stata io per lei, così mi disse. Ed io mi sentii sempre lusingata. Non ci separammo più e recuperammo anni di amicizia perduta senza mai più litigare. Per quanto riguarda mio figlio, l’avevo chiamato Leonardo nella speranza che fosse bello come quello di cui mi ero innamorata io da ragazza… poi lo sanno tutti che il primo amore non si scorda mai!“

La storia di quella vecchia a quel punto mi aveva preso e le domandai, “cosa ne è stato di suo figlio? E di Virginia, la figlia della sua amica? Si sono rivisti? ”. La vecchia mi guardò stranita, come se avesse già spiegato quello che le stavo chiedendo. “ma che domande, cara, lei cosa ne pensa?”
Ci pensai un po’, dopo dissi “si sono innamorati?”
“Si sono innamorati!” mi rispose la vecchia con un sorriso, “erano destinati a stare insieme… hanno avuto anche una bambina, sa? Li sto aspettando, oggi dovrebbero portare la piccola al parco!”
“Nonna!” urlò una bimba da lontano.
“Marianna!” rispose l’anziana signora Virginia, ed il suo sorriso si allargò come se avesse di fronte una vecchia amica.

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