Splendeva un gran sole il giorno in cui la donna più bella dell’India incontrò Akbar, l’uomo che secondo la leggenda non aveva mai pianto, neppure alla nascita. I due si incontrarono in un frutteto, l’aria era secca, lei si bagnò le labbra con la punta della lingua e lui non riuscì più a togliersela dalla mente.

Per giorni Akbar girò la città cercando informazioni su di lei fino al giorno in cui scoprì dove la ragazza alloggiava. Un giorno finse di incontrarla per caso e con parole d’amore riuscì a conquistarla e a condurla a palazzo. Tanto fu lo stupore di lei quando scoprì che l’uomo che con tanto impegno aveva espugnato il suo cuore, non era niente meno che il principe di Delhi. Lui la chiese in sposa e le nozze furono incantevoli.

Una notte, Akbar vide la sposa dedicarsi dedicarsi alla lettura di un libro e le chiese di leggergli la frase più bella. Lei recitò:

“Un viaggiatore inesperto attraversa montagne sassose e fiumi argentei e invidia colui che possiede più gioielli. Il viaggiatore saggio invece, sa attraversare la propria mente e ama le foreste di pensieri. Costui invidia solo chi è più ricco nello spirito e colui che possiede una biblioteca più fornita”

Quelle parole colpirono tanto Akbar che egli si impegnò per far allargare la biblioteca del palazzo (già molto vasta in effetti grazie alla sua ricca dinastia). A corte si vociferava che il sultano fosse impazzito: ordinava da ogni parte del mondo dei nuovi libri, richiedendo che fossero tradotti nella sua lingua e in altre cento a lui sconosciute; passava intere giornate nella biblioteca del palazzo sfogliando volumi, accarezzandone i dorsi sugli scaffali o annusando il profumo della carta. Ogni sera, domandava alla sua tanto amata moglie di leggere qualcosa per lui. Lei gli leggeva passaggi da mille libri, a volte nuovi, appena tradotti dai linguisti del palazzo, sempre, prima di andare a dormire: in questo modo, gli addolciva il ricordo della giornata appena trascorsa e accompagnava il suo sposo in un sonno ricco di sogni maestosi. Lui non si addormentava mai prima della fine del passaggio letto dalla moglie; attendeva che lei finisse e solo allora le aggiustava le coperte e le augurava la buonanotte.

Il sultano e la moglie si amavano teneramente ed erano visti da tutti i sudditi come il simbolo dell’amore vero. Un giorno però lei rimase incinta e, poco dopo il parto, un’ostetrica spiegò al sultano Akbar che la moglie era in fin di vita e che richiedeva la sua presenza. Il sultano corse accanto alla moglie che gli domandò di leggerle un brano del libro che lei stringeva fra le mani. Lui prese il libro, ne accarezzò la copertina, poi abbassò la testa, sconfitto.

“La verità, mia adoratissima moglie, è che non so leggere…” disse infine il sultano. Lei prese da dentro al libro un foglietto su cui aveva scritto qualcosa e glielo porse, poi sorrise per l’ultima volta e addormentandosi dolcemente, morì.

Il sultano sembrò inconsolabile ma Akbar, l’uomo che non aveva mai pianto, non versò una lacrima e si chiuse nelle sue stanze col suo dolore. Solo con il passare delle stagioni, il suo cuore addolorato si placò e la rabbia lasciò il posto alla rassegnazione. Egli conservò per anni il foglietto, incapace di confessare ad altri il proprio segreto: non sapeva leggere. Come avrebbe potuto spiegare il suo amore per i libri se gli altri avessero scoperto che non riusciva a leggerne neppure una parola? Chi avrebbe più preso sul serio un re analfabeta? Cercó di dimenticare il foglietto, addolorato. Non avrebbe potuto chiedere a nessuno di leggerlo per lui.

Nel sorriso della piccola figlia che cresceva di giorno in giorno, il sultano rivedeva la bellezza della sposa che gli era stata rubata, e dedicandosi a lei, cercava di consolare il proprio dolore. Un giorno, la piccola principessa che giocava nella camera del re, frugò in un cassetto e vi trovò un vecchio foglio ingiallito. Il re la guardò per ammonirla ma lei senza pensare, lesse ad alta voce:

“Ho sempre saputo che non puoi leggere, ma permettermi di aiutarti e di arricchirti é stato per me un grande onore. Non vergognarti: hai coltivato la cultura come un fiore ed ora la tua biblioteca è un meraviglioso giardino. Ti amerò sempre”.

In quel momento, il sultano, immaginò la voce della donna che aveva tanto amato ed il suo cuore si scaldò. Mentre si sentiva sollevato da quel macigno che credeva di aver sempre portato da solo, si accorse che lacrime calde scorrevano lungo le sue guance: Akbar, l’uomo che secondo la leggenda non aveva mai pianto, piangeva. Col dorso della mano si asciugò le lacrime, poi abbracciò sua figlia ed immerso nella nostalgia dell’amore perduto, uscì dalla stanza chiudendosi la porta alle spalle. Quella sera diede ordine che la biblioteca del palazzo divenisse aperta al pubblico, perchè il profumo del suo giardino inebriasse tutti a Delhi, poichè le parole di una viaggiatrice saggia gli avevano indicato la via.

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