Yoga

di Charlie Foo |

Quando alle sette del mattino esco di casa per andare al corso di yoga, è ancora buio pesto e una lieve pioggerellina mi colpisce piano in volto. C’è una nebbia per le strade e sento dei brividi lungo la schiena. Le strade sono ricoperte di una sottile patina di ghiaccio. Tipico dell’inverno. Mentre cammino, dispiego il foglietto con le indicazioni per arrivare. Me l’ha scritto il mio amico.
Sono già stata lì: si tratta di una grande sala dalle pareti bianche e uno strano pavimento nero gommoso. A volte ci fanno dei corsi di yoga, dove sono diretta, e altre volte per dei corsi di teatro. Il mio amico mi ha portato con sé una sera, per una prova, e ora che mi sono convinta ad andarci da sola per la prima volta, cerco confusamente di decifrare quello che mi ha scritto. Devo superare degli edifici tutti uguali, un grande muro giallo e poi forse girare a destra. Vorrei chiedere indicazioni ma per le strade non c’è nessuno. Vado avanti e giro a destra, poi proseguo dritto e giro da qualche altra parte. Leggo e cammino e alla fine arrivo davanti al grande portone di metallo della palestra. La bizzarra maniglia ha la forma del timone di una nave, la giro come farei con un volante d’auto ed entro.

Il giardino interno è buio ma qualcuno ha acceso una serie di lumini elettrici da un lato e dall’altro del vialetto che guidano fino all’ingresso della sala. Nell’ombra vedo una piccola statua sinistra in mezzo al sentiero. Due occhi brillano e mi guardano. È un gatto grigio e grasso, quando gli passo accanto, resta seduto, impassibile e mi fissa.  Mi viene un brivido lungo la schiena che mi fa affrettare il passo. C’è un clima strano, come se stesse per succedere qualcosa di terribile. Raggiungo la porta della palestra, la apro e rimango gelata davanti a quello che vedo: ci sono delle dame con vestiti pomposi, abiti della tradizione veneziana, rosso scuro, con più stoffe sovrapposte. Danzano vorticosamente nella stanza, indossando piccole maschere che coprono solo gli occhi. Le donne sfiorano i palmi delle mani di uomini che volteggiano attorno a loro, vestiti di blu con pizzi ricamati intorno al collo e sui polsi. Le pareti della sala sono ricoperte da tappeti antichi e malconci. Una musica melanconica riempie la stanza. Sibila nelle orecchie dei presenti, serpeggia fra le coppie danzanti. Da dove proviene quella malinconica melodia? Un uomo con una maschera argentata dal becco lungo, si fa strada fra le altre persone e raggiunge il centro della sala suonando con trasporto un violino scarlatto. All’improvviso, una delle donne stramazza al suolo. Una dama le si avvicina per farle aria con un ventaglio. Altre donne si muovono ambiguamente vicino al suo corpo inerme e fanno inquietanti giravolte attorno a lei.
Mentre guardo quella folla sinistra accalcarsi intorno alla donna, inizio a indietreggiare. Sento freddo, sto morendo di paura. Muovo ancora un passo e sfuggo alla tettoia del’ingresso. La pioggerellina ricomincia a bagnarmi il viso. Sento che il violino ora suona un veloce pizzicato. Inciampo in un gradino, e mi faccio malauguratamente notare. Guardo a terra poi alzo nuovamente lo sguardo. I ballerini si sono fermati. Silenzio. La musica si è fermata. Tutti sono girati verso di me e mi fissano. Le loro maschere immobili e brillanti emettono lievi bagliori. Sento dei passi di piedi nudi battere contro il pavimento gommoso, vengono verso di me, vedo una donna con un grande abito bianco avvicinarsi svelta all’ingresso. Mi raggiunge. Rimane immobile sulla porta, come se non potesse uscire dalla sala. Mi guarda. Ha una maschera nera di pizzo sul volto ed i suoi occhi neri mi scrutano a fondo. Sono paralizzata dalla paura ma cerco di non svenire. Deglutisco. Forse mi farà del male… La donna mi guarda dalla testa ai piedi, poi butta un occhio alla mia sacca per lo yoga e alle mie scarpe.

“È sabato oggi.” mi dice con voce rauca. “Le lezioni di yoga sono la domenica mattina. Oggi c’è il corso di teatro. Grazie per averci interrotto” continua secca, poi mi chiude la porta in faccia. Per un attimo rimango immobile. Che sciocca… Il buio inizia a diminuire, il sole si alza sulla città. Il gatto grigio e grasso percorre il vialetto ora illuminato dal timido sole dell’alba e mi si avvicina, si struscia contro le mie caviglie. La pioggia lieve mi bagna ancora il viso ma ora è diventata candida neve. Sorrido.


Charlie Foo

Charlie Foo

Autrice di "Seasons", Charlie è un'inguaribile viaggiatrice, sognatrice e femminista. Si ispira alla realtà per i suoi imprevedibili racconti.