Non ricordo di aver viaggiato negli ultimi cinque anni. Ci penso un po’. Ho fatto quel viaggetto di quattro giorni, ad un paio d’ore da casa, da mia cugina, ma si può considerare un vero viaggio? No, sono cinque anni che non viaggio.

Infilo le ultime cose nella valigia. Chiudo la zip. Aspetto l’orario della partenza. Ho mezz’ora prima di uscire di casa. Percorro il corridoio scalzo, arrivo in cucina, apro lo sportello di un pensile e tiro giù caffettiera e caffè, le uniche cose che lascerò in casa. Mi siedo su una sedia della cucina. Guardo dalla finestra, in silenzio. Fuori la giornata è splendida, il sole è alto, nel cielo non ci sono nuvole, c’è anche una leggera brezza che mi ricorda quella di quando sono andato a trovare mia cugina. Lei abitava in campagna, la penultima dei miei parenti. Erano tutti morti allora, tranne lei e mio fratello. Mi alzo, vado in sala e mi guardo allo specchio: i miei capelli sono grigi ormai, qualcuno cade già. Sto invecchiando. Torno a sedermi in cucina. La caffettiera borbotta, mi verso il caffè, mi siedo di nuovo. Mentre appoggio la tazzina alle labbra, torno con la mente alla casa in campagna.

Mia cugina aveva dei bei capelli biondi, era più giovane di me. Una bella donna a dirla tutta, chissà perché non aveva un compagno… Quando eravamo bambini giocavamo sempre insieme, la figlia della sorella di mia madre. Morte anche loro: mia zia e mia madre. Mio padre ha raggiunto sua moglie poco dopo. Mia sorella si è unita al gruppo. Dicono che sono sfortunate coincidenze: mia sorella, morta sotto ad un treno, mio padre affogato nella vasca da bagno, mia madre sotto ad un treno, mia cugina affogata nella vasca da bagno, mia zia, morta poco dopo sua figlia, sotto ad un treno. Ad alternanza, curioso. Ognuno di loro d’altro canto aveva qualcosa da scontare. Persone superficiali i miei familiari. Sempre a parlar male l’uno dell’altro, sempre a giudicare e a farsi stupide ripicche. Ho sempre detestato quelle famiglie che si sfaldano per piccole liti portate avanti per anni e questioni di eredità. Tutti morti, ma tanto erano persone superficiali. Sin da bambino avevo cercato di mettere la pace e di creare serenità, ma era impossibile. La mia era una famiglia maliziosa e senza peli sulla lingua. Gente litigiosa, pettegola e ingrata. Personalmente non potevo tollerare più quella famiglia. Era diventato insopportabile per me anche solo l’idea di incontrare uno dei miei parenti. Mi ero ritrovato in mezzo a due fuochi per il fatto di non aver mai scelto una parte. La famiglia si era disgregata e i miei parenti si rivolgevano a me per scoprire pettegolezzi sugli altri e per insultarsi indirettamente usandomi come mezzo. Ma io ero arrivato ad odiarli tutti e col tempo avevo realizzato che sarebbe stato più facile non dover incontrare più nessuno di loro. In fin dei conti la famiglia non è qualcosa che puoi sceglierti, te la appioppano quando nasci, e non te ne puoi liberare, puoi solo allontanarti fisicamente ma il sangue che scorre nelle tue vene sarà sempre lo stesso. Anche io sono infetto dei loro stupidi litigi, quella famiglia era la mia origine, le mie radici, non me ne potevo liberare in ogni caso. Quella gente terribile mi scorre nelle vene.

Mi alzo dalla cucina, guardo l’orologio: è l’ora. Faccio un ultimo salto in bagno, mi guardo ancora allo specchio: ho l’impressione di essere più vecchio di prima. Passo accanto alla vasca, piena d’acqua: dentro c’è il corpo di mio fratello che galleggia a faccia in giù. Non dovrò più incontrare neanche lui adesso che ho fatto fuori l’ultimo familiare che mi era rimasto. Con lui ho terminato i parenti. Sono rimasto solo io ora e nelle mie vene scorre lo stesso sangue di tutti loro. Mentalmente saluto mio fratello, poi esco di casa, lascio la porta aperta, salgo in auto e vado in stazione. Non vorrei arrivare in ritardo al treno.

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  1. Frangle
    Ott 13, 2014

    Ma allora era stato lui ad uccidere tutti i suoi familiari!!!

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