Esco di casa, spinta dalla necessità di comprare una tavoletta di cioccolata dopo due giorni passati in casa a studiare per gli esami. La giornata è splendida così decido di approfittare del sole per fare una passeggiata. Dopo aver comprato la tavoletta di cioccolata al supermarket, mi dirigo verso una scalinata lì vicino che porta in un luogo incantevole accanto al fiume. Passo davanti ai cancelli del cimitero e provo un inspiegabile desiderio di entrare per fare due passi lungo i viali. Varco i cancelli e percorro le stradine lentamente, ascoltando il suono dei miei passi. Non c’è quasi nessuno, solo due signore incredibilmente anziane che guardano tutte le tombe e i vasi dei fiori come se fossero imparentate con tutti. Quando passo accanto a loro vedo che una posa la mano sulla spalla dell’altra. Entrambe mi fanno un cenno di saluto col capo. Percorro il viale principale ghiaioso, di un colore aranciato. Il sole brilla nel cielo, sento gli uccellini cinguettare sopra alle mia testa, dall’alto dei cipressi. Mi fermo davanti a due tombe che risalgono al secolo scorso. Le due tombe sono incrinate e si appoggiano l’una all’altra. Guardo i nomi: sono marito e moglie. Immagino lei che dice a lui: “ma fatti un po’ più in qua accidenti!” e lui che risponde: “tesoro ma la pietra è pesante, ci vuole tempo!”. Mi viene da piangere. Le tombe sono tanto vecchie che penso che anche i parenti che avrebbero dovuto piangerli saranno seppelliti qui da qualche parte. Il vento accarezza leggero le mie guance che iniziano a rigarsi di lacrime, quando d’un tratto una mano mi si appoggia sulla spalla. È una delle donne che ho visto all’ingresso. Mi sorride e mi domanda: “chi erano?” guardando le tombe degli sconosciuti per i quali sto piangendo. Mi sento così in imbarazzo. “ I miei nonni” mento. La signora mi asciuga la lacrima col dorso della sua mano rugosa, poi riprende a parlare e continua lungo il suo percorso, con l’altra donna sempre accanto. Si somigliano, si direbbero sorelle. Anche io riprendo a camminare e poco più in là trovo un uomo con molte stelle sul petto, in divisa francese della seconda guerra mondiale. Elogia se stesso davanti a tre donne, di cui una che avrà vent’anni appena. Le tre lo ascoltano ammirate. Passo davanti a loro e saluto con la testa, tutti ricambiano il saluto sorridenti. Più in là due uomini si abbracciano, uno ha la tuta da paracadutista. Incontro anche una cantante insieme al suo coro, un pittore col suo cavalletto e un gruppo di bambini che corrono urtano i vasi di fiori. Mi domando dove siano i genitori. Continuo a camminare con l’impressione che il cimitero sia diventato più affollato e senza accorgermene torno al punto di partenza, là dove le due tombe di marito e moglie si appoggiavano l’una sull’altra. Questa volta un vecchietto e una vecchietta ci stanno seduti sopra. Si tengono per mano, si sussurrano delle cose nelle orecchie e poi ridono mettendosi una mano davanti alla bocca sdentata. Passo e faccio cenno anche a loro. La donna si alza e mi abbraccia. Mi dà un bacio sulla fronte, mi dice di non piangere per loro, “noi siamo felici, cara!”. Sorrido e mi allontano, il suo profumo, ai fiori di glicine mi resta dolcemente impresso nella mente.

Strani pensieri iniziano a girarmi per la testa. Gli uccellini cantano ancora, ma il sole scalda di meno: è quasi il tramonto. Mi dirigo verso l’uscita. La signora e sua sorella si stanno abbracciando vicino ai cancelli. “torno domani e ti finisco di raccontare” dice una, “ti aspetto” risponde l’altra. Le due si abbracciano ancora una volta poi una esce dai cancelli mentre l’altra torna verso l’interno. Ripercorre il viale alberato, poi mentre la guardo allontanarsi, sotto i miei occhi, svanisce. Resto immobile e in silenzio per un po’, poi oltrepasso anche io i cancelli per tornare a casa. Mi volto un’ultima volta e vedo i signori delle tombe oblique che, giunti fino al cancello per salutarmi, con una mano si tengono stretti mentre agitano l’altra rivolti a me. Gli sorrido e un senso di pace mi invade il petto. Oltrepasso i cancelli e mi dirigo verso casa, mentre tiro fuori la tavoletta di cioccolata e ne sgagno un pezzetto, con la sensazione che quello che ho visto erano persone felici sopravvissute al proprio corpo e che la morte non deve essere poi tanto male se, come per tutte le cose, si ha qualcuno con cui condividerla.

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