In un giorno uggioso, me ne stavo nella mia bottega a lavorare. La giornata non sembrava molto pesante, c’erano pochi orologi da riparare. Le persone avevano smesso di usare gli orologi a cucù in casa, ormai il digitale aveva riorganizzato qualunque aspetto della vita, tuttavia qualche amante del vintage continuava ad utilizzare vecchi modelli di orologi a cucù che, essendo piuttosto antichi, tendevano sempre a dare problemi. Finii di riparare l’ultimo modello che stringevo fra le mani, poi lo riposi sullo scaffale, presi le chiavi della bottega e tornai a casa mia.

TIC E TAC

Avevo appena finito di prepararmi una macedonia di fragola ed il tè caldo quando sentii il campanello di casa suonare. Andai ad aprire un po’ scocciato posto che stavo per andare a sdraiarmi un po’ sul divano per godermi il caldo di casa mia. Entrò un gendarme della polizia, la sua testa era un melone. Non stringeva alcun sacchetto fra le mani, per cui immaginai che non fosse venuto a trovarmi a domicilio per farsi riparare un orologio a cucù, come accadeva a volte con alcuni clienti che conoscevo da tempo. Si guardò un po’ intorno, tirò un debole calcio ad un mobile come se volesse saggiarne la qualità, poi mi chiese se fossi proprio io il titolare dell’attività che si trovava al piano di sotto. Annuii, cercando di capire quale fosse la questione che portava quell’uomo nella mia piccola abitazione di periferia.

TIC E TAC

Voleva portarmi in prigione! Ma perché mai? Cos’avevo fatto? L’uomo mi spiegò che si trattava di una sparizione avvenuta in città il giorno precedente: pareva che un uomo con un grosso bastone, avesse pestato una vecchia signora che al posto della testa aveva una grossa fragola rossa e che suddetta signora fosse poi sparita. “Ci dev’essere stato uno scambio di persona!” sbraitai spaventato. Il gendarme insistette per portarmi in prigione poiché la descrizione dell’aggressore corrispondeva proprio a me.

TIC E TAC

Il gendarme, con fare gentile, mi disse che se si fosse trattato di uno scambio di persona l’avrebbero certamente capito in commissariato, poiché lìci attendeva un testimone che avrebbe confermato o smentito il mio ruolo nell’aggressione. L’uomo della polizia mi permise di prendere le mie cose prima di lasciare la mia casa. Il gendarme mi seguì fino alla mia stanza e mi attese sulla porta mentre io entravo per prendere quanto mi serviva. Mi sentii messo alle strette: da dietro l’armadio presi il mio grosso bastone e mi fiondai contro di lui con una velocità tale che il gendarme non ebbe neanche il tempo di chiedere aiuto; il mio colpo gli arrivò dritto sul capo e il melone che aveva al posto della testa si aprì in due.

TIC E TAC

Il mattino seguente, riflettevo su ciò che era accaduto e mi dicevo che se quel gendarme non si fosse messo in mezzo, non sarebbe rimasto coinvolto nella storia della vecchietta e certamente non si sarebbe fatto male. Naturalmente qualcun’altro sarebbe passato di nuovo a casa mia nei giorni a seguire, o alla mia bottega per cercare di portarmi in prigione, e stavolta non solo per la vecchia signora, ma anche per il gendarme. “Me la caverò anche la prossima volta”, pensai fra me e me. Seduto al tavolo di casa mia, stavo facendo colazione gustando un caffè nero forte e del melone.

TIC E TAC

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