Un pomeriggio d’inverno, salirono sul tram un vecchio signore ed un bambino. Era l’ora del tramonto e la città scorreva rapidamente, arancione, al di là dei finestrini. Il tram era colmo di gente e tutti erano schiacciati, appiccicati gli uni agli altri; tutti, tranne un vecchio e un bambino che erano isolati: parlavano fra loro ma nessuno poteva comprenderli, erano stranieri. Erano mal vestiti e le persone gli stavano alla larga. Sembrava che per tutti gli altri passeggeri non esistessero, quasi fosseri invisibili. La genta lanciava loro occhiattacce ma poi li ignorava. Io però ero lì, seduto accanto ad una signora e riuscivo a capirli, quei due, così ascoltai il loro discorso, mentre tutti fingevano che quei due fossero invisibili.

“Tira fuori il telefono!” disse il vecchio al bambino con un tono di voce imperioso. “No, nonno te l’ho detto che non te lo do!” rispose quello infilandosi le mani nelle tasche del giubbotto. Il vecchio allungò una mano in modo brusco verso il ragazzino ed i passeggeri lo fissarono per un lungo attimo. Infilò la mano nella tasca del bambino e ne estrasse il cellulare. Il bambino indossava delle scarpe nere e rosa, da femmina, forse le scarpe smesse della sorella più grande. “Fammi giocare!” gli disse il vecchio, mentre gli dava le spalle ed il ragazzino cercava di riprendersi il telefono allungando le braccia di qui e di là, come un polipo, da dietro al vecchio. “Piantala, neppure lo stavi usando!” disse il nonno, “ridammelo!” bofonchiò il bambino in tono lagnoso, ma il nonno non lo stava neppure più ascoltando perché aveva già acceso il telefono e ora, muovendo rapidamente le dita sullo schermo del cellulare del nipote, faceva volare palloncini di qua e di là per farli scoppiare a seconda del colore. Il bambino sbuffò. Sulla testa, il nonno portava un vecchio cappello di lana tutto sgualcito, sotto al quale si intravedeva una grossa stempiatura e qualche capello bianco in disordine. “Così mi fai perdere il record!” gli urlò il ragazzino che oramai si era rassegnato e sbirciava lo svolgimento del gioco da sopra alla spalla del nonno. “Mi fai male così! Ho il tuo mento nella spalla!” rispose il nonno cercando di divincolarsi, e starnutì forte sullo schermo, riempiendolo di goccioline. “No, dai ma che schifo!” si lamentò il bambino mentre il nonno rideva sonoramente, lasciando intravedere una simpatica bocca sdentata. “Non ridere!” gli urlò ancora il bambino, mentre il nonno starnutiva per la seconda volta e poi passava la manica sullo schermo per asciugarlo. “Dai!” gridò ancora al nonno. “Ma tu non starnutisci mai?” gli domandò il vecchio, sorridendo e senza alzare gli occhi dallo schermo. Il bambino sbuffò ancora. “Guarda, nonno, c’è un topo sul tram!” disse al vecchio in tutta risposta, nella speranza di distrarlo per riprendersi ciò che gli apparteneva. Il nonno rise, strinse più forte il cellulare poi gli disse: “questi trucchetti sono più vecchi di me!”. Il vecchio si aggiustò il cappellino sulla fronte con una mano, poi riprese a giocare ed il bambino a sbirciare dall’alto. “Dai, non così!” gli diceva il bambino, e dopo qualche minuto gli stava dicendo: “quello rosso, nonno, a destra! Bravo, quello, dai non perdere che se perdo il record non lo recupero più!” ed i due avevano iniziato a ridere insieme.

La signora tutta ingioiellata, seduta accanto a me, mi disse sottovoce: “guardi quei due, questi stranieri sono pericolosi! Chissà cosa combinano su quel cellulare… Si permettono di ridere, pure… quelli organizzano un attentato, e coinvolgeranno anche il bambino, glielo dico io!” e la signora si alzò facendosi spazio perché alla fermata successiva sarebbe scesa. Passando accanto al bambino, le cadde a terra qualcosa, doveva essere un orecchino. Il bambino si chinò, spingendo un po’ il nonno che perse l’equilibrio e si attaccò ad un palo del tram con una mano – nell’altra aveva ancora il cellulare del nipotino. Raccolse l’orecchino e lo porse alla signora sorridendo e dicendole qualcosa che lei non capì. “Le è caduto questo”, disse il bambino. La signora fece una smorfia di orrore, con un gesto brusco si riprese l’orecchino. In quel momento le porte del tram si aprirono e lei scese, ancora borbottando fra sé qualcosa e tappandosi il naso con le dita della mano.

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