Gli stranieri sul tram

di Charlie Foo |

Un pomeriggio d’inverno, salirono sul tram un vecchio signore ed un bambino.

Era l’ora del tramonto e la città scorreva rapidamente, arancione, al di là dei finestrini. Il tram era colmo di gente e tutti erano schiacciati, appiccicati gli uni agli altri, ma stavano lontani dal vecchio e dal bambino perché loro erano stranieri. I due erano mal vestiti e parlavano fra loro ma nessuno poteva comprenderli. La gente lanciava al vecchio e al bambino delle occhiattacce oppure li ignorava. Io però ero lì, seduto accanto ad una signora tutta ingioiellata e riuscivo a capirli quei due, così ascoltai il loro discorso, mentre tutti fingevano che fossero invece invisibili.

Il bambino indossava delle scarpe rosa, da femmina, forse le scarpe smesse della sorella più grande.

“Tira fuori il telefono!” disse il vecchio al bambino con un tono di voce imperioso.

“No, nonno te l’ho detto che non te lo do!” rispose quello infilandosi le mani nelle tasche del giubbotto e nascondendo il telefono.

Il vecchio allungò una mano in modo brusco verso il ragazzino. I passeggeri lo fissarono per un lungo attimo. Infilò la mano nella tasca del bambino e ne estrasse il cellulare vittorioso.

“Quante storie, ci hai giocato tutto il giorno, ora tocca a me!” gli disse il vecchio, dandogli le spalle  mentre il ragazzino cercava di riprendersi il telefono allungando le braccia di qui e di là, come un polipo, da dietro al vecchio. “Piantala, neppure lo stavi usando!” disse il nonno.

“Ridammelo!” brontolò il bambino, ma il nonno non lo stava neppure più ascoltando perché aveva già acceso il telefono e ora, muovendo rapidamente le dita sullo schermo del cellulare del nipote, faceva volare palloncini di qua e di là per farli scoppiare a seconda del colore. Il bambino sbuffò.

Sulla testa, il nonno portava un vecchio cappello di lana tutto sgualcito, sotto al quale si intravedeva una grossa stempiatura e qualche capello bianco in disordine. “Non così, nonno! Mi abbassi il punteggio! Mi farai perdere il record!” si lamentò il ragazzino che oramai si era rassegnato e sbirciava lo svolgimento del gioco da sopra alla spalla del nonno.

“Mi fai male così! Ho il tuo mento nella spalla!” rispose il nonno cercando di divincolarsi, poi starnutì forte sullo schermo, riempiendolo di goccioline. “No, dai ma che schifo!” si lamentò il bambino mentre il nonno rideva sonoramente, lasciando intravedere una simpatica bocca sdentata.

“Non ridere!” gli urlò ancora il bambino, mentre il nonno starnutiva per la seconda volta e poi passava la manica sullo schermo per asciugarlo. “Ma dai!” sbuffò al nonno.

“Ma tu non starnutisci mai?” gli domandò il vecchio, sorridendo e senza alzare gli occhi dallo schermo. Il bambino sbuffò ancora.

“Guarda, nonno, c’è un topo sul tram!” disse al vecchio nella speranza di distrarlo per riprendersi ciò che gli apparteneva. Il nonno rise, strinse più forte il cellulare poi gli disse: “Questi trucchetti sono più vecchi di me!”.

Il vecchio si aggiustò il cappellino sulla fronte con una mano, poi riprese a giocare ed il bambino a sbirciare dall’alto. “Uffa!” diceva il bambino, ma dopo qualche minuto urlava: “quello rosso, nonno, a destra! Bravo, quello, dai non perdere che se perdo il record non lo recupero più!” e i due avevano iniziato a ridere insieme.

La signora tutta ingioiellata, seduta accanto a me, mi disse sottovoce: “Guardi quei due, questi stranieri sono pericolosi! Chissà cosa combinano su quel cellulare… Si permettono di ridere, pure… quelli organizzano un attentato, e coinvolgeranno anche il bambino, glielo dico io! Lo fanno per quella loro religione violenta! Ci stanno rovinando! E quanto puzzano!” continuò, poi si alzò per scendere dal tram alla fermata successiva. Passando accanto al bambino, le cadde a terra qualcosa, doveva essere un orecchino. Il bambino si chinò per raccoglierlo. Per farsi spazio spinse un po’ il nonno che perse l’equilibrio e si attaccò ad un palo del tram con la mano libera. Il bambino raccolse l’orecchino e lo porse alla signora sorridendo e dicendole qualcosa che lei non capì.

“Le è caduto questo”, stava dicendo il bambino nella sua lingua.

La signora fece una smorfia di orrore, e con un gesto brusco si riprese l’orecchino strappandoglielo dalle mani. In quel momento le porte del tram si aprirono e lei scese borbottando fra sé qualcosa mentre con la mano ingioiellata si tappava il naso con disgusto.


Charlie Foo

Charlie Foo

Autrice di "Seasons", Charlie è un'inguaribile viaggiatrice, sognatrice e femminista. Si ispira alla realtà per i suoi imprevedibili racconti.