Un giorno Frank, un uomo sulla quarantina, fu portato in ospedale. Niente di grave, aveva avuto un infortunio durante una partita di calcetto, ma durante i controlli il dottore si rese conto che il paziente non aveva il cuore!

Non ci poteva credere, non riusciva a trovarlo: non lo sentiva battere, non lo vedeva nelle lastre, nulla sembrava dare segni che un cuore vi fosse mai stato in quel corpo.
Il signor Frank, per una banale storta al piede, rimase bloccato nella sala d’aspetto, da solo sulla carrozzina, per l’intera mattinata.
Il dottore non aveva il coraggio di uscire dallo studio: non sapeva come comportarsi. Irritato, chiese che nessuno entrasse nella stanza e si sedette alla sua scrivania a riflettere. I casi, secondo lui, erano due: o i macchinari funzionavano male quel giorno, una sorta di rivolta degli strumenti, poteva anche essere, oppure lui non aveva una vera laurea e non era un vero dottore… Che il paziente non avesse il cuore era fuori discussione.

Il dottore si fece coraggio, si rimise in ordine e uscì dallo studio. Andò dal signor Frank e gli disse che dovevano fare altri controlli e di avvisare a casa che avrebbe passato la notte in ospedale. Per il resto del giorno, Frank fu visitato, misurato, pesato e prelevato fino a quando non fu rimesso sulla barella dagli infermieri. Il dottore era furioso e disarmato al tempo stesso. Il piede di Frank era già stato visitato e fasciato ma il fatto che al paziente non si trovasse il cuore non fece chiudere occhio al dottore che passò la notte a cercare, sui volumi dell’università, cosa si facesse con pazienti senza cuore.. si sentiva talmente stupido a cercare cose simili… pazienti del genere non esistevano… finì per consultare perfino wikipedia ma senza successo.

Il mattino seguente, il dottore attese che il signor Frank finisse la colazione, poi gli si avvicinò e gli disse sottovoce – affinchè il compagno di stanza del paziente non sentisse l’assurdità che stava per dire – : “signor Frank, dopo una serie di analisi approfondite e di ricerche accurate, posso dirle con certezza che lei non ha un cuore… lo so, sembra assurdo ma provvederemo in qualche modo… non riesco a capire come possa funzionare il resto del corpo… ma…” il resto non si capì perchè il dottore finì la frase bofonchiando.

“Ah sì, sì lo so!” Rispose il signor Frank con un sorriso.

“Cosa sa, lei?” Chiese il dottore allibito. Il paziente non era forse stupito di non avere il cuore?

“So di non avere un cuore!” Rispose il signor Frank, calmo.

“E dov’è?” domandò il dottore visibilmente stressato. Il suo viso era contratto in una smorfia di frustrazione.

“L’ho donato a una donna, o meglio a una bambina quando ero più giovane. Era una promessa d’amore e le donai il mio cuore.”

“Ma… e… il suo corpo… lei, il… scusi ma come fa a stare in piedi?! Ma cosa dice?! È per il cuore che si vive!”

“Bè ma con l’amore tutto cambia! Quella bambina cui ho donato il cuore, oggi è mia moglie… È per lei che io vivo!” rispose il signor Frank con un sorriso.

Il dottore rimase in silenzio, palesemente sotto shock e uscì dalla stanza a grandi passi. Firmò al paziente le carte perchè fosse dimesso immediatamente, poi andò a firmare i documenti perchè gli concedessero una lunga vacanza.

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