Un’intera settimana di pioggia. E non solo pioggia, ma vento incredibile, sembra voler sradicare gli alberi. Ogni giorno, in città, le persone vagano come pesci rossi in una boccia d’acqua, gironzolano qua e là rassegnati, con gli ombrelli chiusi per paura che il vento li faccia volare lontano come Mary Poppins e i vestiti completamente bagnati.
Un’intera settimana a ricercare posti al chiuso in cui studiare ed evitare la pioggia, poi arriva il weekend, e la pioggia finge di smettere, appare il sole per qualche ora, giusto il tempo di illudere le persone che decidono di fare una passeggiata in centro, poi sorprende di nuovo tutti e ricomincia a piovere più forte di prima.
Non ho grandi aspettative per il weekend, poi una ragazza conosciuta da poco mi invita a passare il venerdì sera da lei. Il programma è tisana e film, e visto l’andazzo accetto più che volentieri. Non abita lontano da me, mi incammino e poi fradicia, busso alla porta. La mia amica mi apre, mi fa sedere, mette l’acqua a bollire e ci sediamo sul divano. Parliamo del più e del meno, mentre aspetto che i vestiti che indosso mi si asciughino addosso. Guardo fuori dalla finestra, la pioggia batte forte sui vetri e provo pietà per chi ha pensato di passare un venerdì sera all’aperto. Ripenso al mio coinquilino che mi saluta, dice “à bientôt”, e si incammina per strada per raggiungere il centro. A quest’ora avrà i vestiti completamente zuppi, la settimana scorsa ha perso l’ombrello e non mi pare ne abbia comprato un altro. La mia amica torna in cucina e lo sguardo mi cade su di una bottiglia di gin in un angolo. Dentro non c’è alcol, ma un pesce rosso di carta che fluttua all’interno. “dove l’hai preso?” chiedo alla mia amica che torna in sala con le tisane. Lei si siede, mi porge la mia tazza, sorseggia dalla sua e mi chiede: “non conosci la storia dell’artista dei pesci?”.
“no… “ rispondo incuriosita.
“c’era una signora in Francia che non trovava lavoro. Non riusciva a decidere cosa fare nella vita. Aveva studiato arte ma non aveva trovato un’applicazione per i propri studi, così passava la giornata a bere alcol, sdraiata sul divano a guardare le bottiglie vuote. Un giorno ebbe un’idea: costruì dei piccoli pesci di carta, li inserì nelle bottiglie facendoli pendere con dei fili di nylon e provò a venderli. Funzionò: con quello che guadagnava, comprava l’alcol, beveva, vuotava le bottiglie e faceva nuove creazioni. Cercava bottiglie sempre più belle, alcol più costoso. Quando raggiunse l’apice del successo, morì per via del troppo alcol. Dicono che dall’autopsia il suo stomaco fu ritrovata pieno di alcol e all’interno c’era un pesciolino di carta, stranamente non rovinato dai liquidi. La cosa dei pesci in bottiglia rimase di moda e qualcuno iniziò a produrne delle altre. Ora si trovano dappertutto,io l’ho acquistato in un grande magazzino. L’ho chiamato Jonathan!” conclude sorridendo. Prende in mano il telecomando, attiva il videoregistratore e schiaccia play. Mentre il film sta per cominciare dico: “wow, una storia bizzarra…” e lei guardando lo schermo mi risponde: “sì, è pieno di artisti bizzarri in Francia!”

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