Testo di Michela Feniello

Respirare è un verbo che racchiude una moltitudine di azioni, sensazioni e persino sentimenti. Si tratta di un’azione spesso sottovalutata, qualcosa che si tende a dare per scontato. Tante persone fumano, senza pensare a quanto male faccia, e nemmeno per un solo istante comprendono l’importanza del respiro. Riuscire a respirare liberamente, senza ostacoli sembra un sogno per una persona che ogni giorno lotta per un respiro in più e necessita di medicinali continui per vivere in maniera dignitosa. Una persona come Luisa, che non conosce la libertà di respirare: non l’ha mai avuta essendo nata con una malattia respiratoria degenerativa. La libertà di correre senza avere il cosiddetto “fiato corto”, la libertà di essere come tutti gli altri, la libertà di non dipendere da una macchina, dai continui day hospital e dai ricoveri; non è libera dai “saltelli” della saturazione. Luisa pensa sempre ad un respiro in più. Cosa avrebbe fatto se solo avesse conosciuto una vita normale? L’avrebbe rispettata, è certo ed avrebbe fatto della sua vita un capolavoro. Tuttavia non ha potuto scegliere. La vita ha scelto per lei, e l’ha costretta ad essere diversa. Eppure, nonostante tutto, crede che la vita sia bella. Pensa infatti che l’esistenza sia meravigliosa, a prescindere dai “nonostante questo”.
Per Luisa il mare è sinonimo di salvezza. Al mare, riesce a sognare e a dimenticare tutto quello che la vita le ha tolto. Nel mare vede una fonte d’ispirazione. Luisa vede l’infinito nel mare, lo guarda e sogna di diventare una ballerina, poi un’atleta poi un carabiniere ma soprattutto lo guarda e sogna di diventare grande. Sì, grande, perché Luisa ha solo nove anni, ma ha già deciso che non vuole più sentirsi un pesciolino fuori dall’acqua. Luisa non desidera tanto, sogna e non chiede altro che un respiro in più. Guarda il mare con determinazione e sente nel petto il cuore che batte mentre sogna di poter dire un giorno: “ho vinto io!”


Primo classificato nel concorso “Dreaming Writers”

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