La scoperta dello sport

di Charlie Foo |

È in Francia che ho scoperto lo sport. A ventidue anni. Prima non avevo mai mosso un muscolo e anzi, prima di quella lezione di fitness in Francia, non ero nemmeno sicuro di averne, di muscoli. Non sono uno di quei ragazzi che da piccolo giocava a calcio, non sono abbastanza alto per fare basket. I miei genitori non mi avevano mai iscritto a corsi sportivi, solo pianoforte e sax.

Forse proprio per questa diffidenza nei confronti dello sport, ho difficoltà a trovare la palestra dell’università cui sono diretto.

“Sono iscritto a fitness, alle diciassette” dico alla segretaria dietro allo sportello.

Lei si alza per vedermi meglio da dietro al vetro della portineria. Il suo didietro è enorme e penso che lei di sport ne sappia meno di me. Mi dice di andare nel settore A, attraversa quel corridoio, questo e quell’altro, mi dice, e sali le scale. Fiducioso mi metto a percorrere i corridoi dell’università alla ricerca di una palestra qualsiasi. Le mie scarpe da ginnastica, comprate il giorno prima per dodici euro e novanta, fischiano ad ogni passo. Sono talmente bianche che da lontano appariranno di sicuro fluorescenti. Dopo qualche svolta a caso e l’impressione di essere già passato nello stesso punto, mi trovo finalmente ai piedi della scalinata.

In cima ci sono delle ragazze in abbigliamento sportivo, così mi avvio, salgo le scale ed infine mi trovo in una piccola anticamera senza finestre in cui un mucchio di gente si ammassa davanti ad una porticina. Mi muovo a stento. Vorrei guardarmi intorno, studiare i volti dei miei compagni di corso, ma non riesco perchè siamo quasi al buio. Sento dei profumi da donna e penso che dopo tutto non mi dispiacerà vedere qualche ragazza che si piega. C’è anche puzza di fumo, tutti hanno il giubbotto e qualcuno nell’attesa dev’essere sceso all’aperto per una sigaretta. Fa così caldo che penso che star lì a sudare sia parte dell’allenamento.

Finalmente arriva la professoressa, apre la porticina che dà sulla palestra vera e propria, e la gente ci si butta dentro come un banco di pesci impazziti. Raggiungo anche io la porta ed entro. Davanti a me un ambiente luminoso, un’ampia sala di parquet con grandi specchi sulle pareti e delle sbarre da ballerina lungo i muri color crema. La professoressa si mette in piedi sul palchetto in legno che sta di fronte a noi e tutti si mettono in posizione per seguire le sue mosse. Un po’ imbranato trovo un punto in cui sistemarmi anche io, poi mi guardo intorno e resto di sasso: sono l’unico ragazzo! Ci sono ragazze di ogni tipo, bionde, more, cicciottelle, di colore ma neanche un ragazzo! Mi sento un deficiente. La professoressa spiega che a fine lezione ci darà delle tesserine di sconto per un negozio convenzionato in cui comprare articoli sportivi e io mi sento deficiente il doppio perchè ho comprato ieri le scarpe nuove.

“Andate a prendere il tappetino ragazze e cominciamo” dice la professoressa e tutte le ragazze – saranno almeno quaranta – si dirigono verso un angolino della palestra in cui c’è una piccola porta. La prima del gruppo la apre e dentro si vedono tutti gli attrezzi per lo sport. Le ragazze entrano ed escono col tappetino così mi dirigo anche io verso lo stanzino.

Sono davanti ad un mucchio di tappeti, uno sull’altro e le ragazze sembrano schivarmi, prenderne uno e andarsene tanto velocemente che mi viene da pensare che non ne resterà uno per me. Ognuna sceglie con cura perché alcuni sono rovinati e il caos è tale che mi sento incapace di muovermi. Rimango l’ultimo nello stanzino. Chiaramente il tappeto rimasto sembra mangiato dai topi ma mi accontento. Mentre sto per uscire, la porta dello stanzino si chiude e io resto all’interno. Spingo, tiro. Nulla. Muovo la maniglia ma sembra che nessuno mi senta. La professoressa sta parlando al microfono. Sento che conta… cinque, sei, sette e otto, poi parte la musica. Dentro la palestra si sente solo la musica che va e la voce al microfono della professoressa che dice “lo sguardo verso l’alto ragazze”. Continuo a urlare per farmi aprire, muovo un po’ la maniglia ma alla fine rinuncio. Sono bloccato qua dentro fino alla fine della lezione.

Piego il mio materassino e mi ci siedo sopra con le gambe incrociate. Mi guardo intorno: ci sono dei coni di plastica colorati, dei grossi palloni e delle palle mediche. Che potrei fare per passare il tempo? In un angolo ci sono delle corde per saltare. Resto lì seduto per un po’, fischietto la canzone che sento da fuori, è “Girls just wanna have fun” e alla fine mi sdraio a fissare il soffitto. Immagino quello che sta succedendo fuori. Tutte le ragazze che ballano. Sento la professoressa che dice “su le ginocchia” e poi si rimette a contare, cinque, sei, sette e otto… Muovo la testa a tempo. Canticchio. Cerco di trascorrere l’ora di fitness distraendomi con quello che trovo nello stanzino. Penso a cento parole con la B, fischietto le canzoni che sento provenire dalla palestra. Studio i coni di plastica, le corde e tasto le superfici dei palloni da basket confrontandoli con quelli da pallavolo. Faccio anche hoola hop. Intuisco che un’ora dev’essere passata perchè la musica in palestra si fa più lenta e tranquilla, poi si arresta del tutto. Sento dei passi venire verso lo stanzino. Rimetto velocemente al suo posto l’hoola hop fuxia con cui stavo giocando fino a poco prima e mi appiattisco su una parete come un Marine.  Immagino che se tutte quelle ragazze mi trovassero nello stanzino e scoprissero che sono stato bloccato lì dentro per un’ora sembrerei ridicolo. Che frustrazione. Alla fine qualcuno tira la maniglia dall’esterno e una ragazza entra per mettere a posto il suo tappetino. Quando si gira per uscire dallo stanzino mi vede, appiattito sulla parete come un ladro e resta immobile. Altre ragazze entrano e mi vedono, si bloccano sulla porta, qualcuna ride, altre mi guardano chiedendosi cosa ci faccia qui. Qualcuna pensa che io sia un maniaco. Cerco di farmi spazio, esco dallo stanzino. Aria fresca. Vado verso la professoressa che mi guarda stranita con i tesserini sconto per articoli sportivi fra le mani. Ne prendo uno e me ne vado dalla palestra.

È in Francia che ho scoperto lo sport, a ventidue anni, ed è sempre lì che ho deciso che avrei continuato per il resto della mia vita a suonare il pianoforte e il sax.


Charlie Foo

Charlie Foo

Autrice di "Seasons", Charlie è un'inguaribile viaggiatrice, sognatrice e femminista. Si ispira alla realtà per i suoi imprevedibili racconti.