Questa mattina mi sono svegliata con la sensazione di essere più pesante. Può essere che si trattasse semplicemente di una pesantezza morale, quella cosa che ti ricorda che manchi da casa da molto tempo e non ti fa alzare dal letto per combinare qualcosa di buono, tuttavia mi sentivo strana e quando ho finalmente trovato la voglia di andare in cucina, mi sono fatta un caffè e ho cercato una bilancia per pesarmi. La mia coinquilina mi dice che ce n’è una nella sua stanza e me la porta: mentre la guardo penso che probabilmente risale all’epoca di Re Sole e, quando ci salgo, scopro di aver preso malauguratamente cinque chili dall’ultima volta che mi sono pesata. Oggi non ho nulla da fare, così dopo aver superato rabbia e sconforto decido di andare a perdere cinque chili facendo jogging al parco qua vicino. So bene che non posso perderli tutti ma sono convinta che al mio ritorno mi sentirò più leggera, per lo meno nel cuore. Indosso le scarpe da corsa, pantaloni e felpa pesante e in men che non si dica sto correndo lungo Avenue de la Liberation con meno cinque gradi di temperatura.

Mentre corro alzo la musica negli auricolari e cerco di dimenticare quello che mi sta girando nella testa da un po’: provo nostalgia e un po’ di malinconia per le cose e le persone che non vedo da tempo. Penso al mio cane nero, alla mia famiglia, agli amici dell’università, poi continuo a correre e in breve tempo raggiungo un bellissimo parco non lontano da dove abito. Mentre continuo a muovermi, guardo la punta delle mie scarpe e cerco di non buttare l’occhio in avanti per non demoralizzarmi per tutta la strada che mi manca ancora da fare per raggiungere l’altro lato del parco e alla fine, senza rendermene conto, ho già fatto due giri completi. Il sudore imperla la mia fronte e sento le cosce per metà congelate e per metà che ribollono. Cerco di camminare ma sono talmente stanca che ho bisogno di sedermi. Intravedo un piccolo portico in mezzo al parco. Sotto vi sono centinaia di diversi tipi di piante, talmente trascurate che a guardarle mi viene in mente la giungla. Il posto mi sembra abbastanza poetico e inquietante così scelgo con lo sguardo una panchina là sotto e mi avvio. Mentre cammino guardo ogni dettaglio, le piccole foglie di fragole selvatiche al suolo, le piante rampicanti secche intorno alle colonne di pietra e le bacche velenose in fondo al corridoio di piante. Trovo la mia panchina e mi siedo, poi lo sguardo mi cade su di una parete in fondo al portico ed intravedo una porta, così decido di entrare e scoprire cosa c’è.

Quando appoggio la mano sulla maniglia sento il gelo nel mio palmo. La porta è di legno con dei piccoli inserti dorati, e dalle fessure vedo molta luce, così, senza aspettare molto, la apro con delicatezza e davanti a me trovo un nuovo meraviglioso giardino. Gli alberi sono carichi di fiori e di frutti contemporaneamente, vedo alcune mele blu e delle bacche bianche e viola nel sottobosco. Da lontano intravedo l’ombra di un cerbiatto che passa veloce e poi una grossa lepre bianca si avvicina a me ma si guarda bene dal superare la porta. Annusa la punta delle mie scarpe da jogging poi torna saltando in mezzo ai cespugli e non la vedo più. Alcuni fiori gialli ondeggiano piano in cima ad una collina, ed uno stormo di uccelli passa nel cielo lontano cantando qualcosa di allegro. Per un momento ho la tentazione di entrare ma non riesco perchè c’è come una sorta di barriera invisibile che mi permette solo di star fuori a guardare. In effetti non vedo neppure un’impronta di uomo sul terreno umidiccio e capisco che quel posto non appartiene agli umani. Decido di richiudere la porta e dentro di me sento che quella pesantezza che avevo al mattino è scomparsa. Probabilmente è stato guardare quella meraviglia che ha aperto dentro di me uno spiraglio di luce nuova. Rimetto gli auricolari e riprendo a correre. Quando mi volto per guardare il portico, la porta non c’è più.

Non appena rientro a casa la coinquilina mi chiede com’è andata la corsa e mi dice che ha scoperto che la bilancia è rotta, che regala sempre cinque chili in più, che vuole aggiustarla. Io penso che siccome fra qualche mese, dopo di noi, arriveranno nuovi inquilini, nuovi ragazzi che saranno lontani dalle proprie famiglie, che avranno nostalgia e bisogno di dare un’occhiata dentro il meraviglioso giardino segreto nel Parc de Blossac, in fin dei conti sono contenta che la bilancia non funzioni e dico alla mia coinquilina di lasciarla così com’è.

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