Un giorno mentre sono al ristorante con una vecchia amica di famiglia, lei mi guarda e mi dice: “Oh Dio, sei uguale a Laila!”. Laila è mia madre. Il commento improvviso mi stranisce. Lascio la forchetta e istintivamente mi guardo le mani. Lei ride debolmente e mi dice: “ma no,non fisicamente, cioè anche, ma hai fatto un movimento non so bene che cosa, ma per un attimo avrei giurato di avere lei qui davanti a me!”.

Sorrido e riprendo a mangiare, e per qualche minuto piombiamo in un silenzio interrotto solo dal rumore degli altri commensali e dalle posate che picchiano nei piatti, tintinnando allegramente. Mi ritrovo a pensare senza accorgermene alla morte di mia madre. Che cosa deprimente! È una di quelle cose che tieni lontana dai pensieri da quando sei bambino e scopri che nessuno è immortale. La morte della madre è una di quelle riflessioni che teniamo lontane coi pugni e coi denti dalla nostra mente, perchè fa male e ci ricorda come nulla è per sempre, neppure chi da sempre ci appariva al di fuori del tempo e dello spazio. Mi ricordo di averci pensato una volta, una sera, anni fa, mentre aspettavo di addormentarmi nel lettone con mia madre. Lei stava pensando ad alta voce tristemente, per qualche strano movimento del suo cuore, a quando sarebbe invecchiata tanto da essere vicina alla morte. Una situazione infinitamente dolorosa, siamo d’accordo, e per tanto nel buio mi appariva talmente reale da averla davanti a me, quella visione di un mondo senza mia madre, ed una fitta nel cuore e nella gola mi avevano fatto formare un nodo che mi impediva di respirare e delle lacrime calde discendevano sul mio cuscino bagnandomi la nuca e la faccia. Cercando di riconfortare me stessa per confortare mia madre, avevo cercato di riprendere a respirare regolarmente e poi avevo detto qualche parola per ridicolizzare il suo pensiero e farla tornare di buon umore. Eppure mi chiedo cosa abbia sognato quella notte…

Ad ogni modo quello che la persona al tavolo con me ha detto, mi fa pensare che quando mia madre non ci sarà più, io continuerò a fare questi gesti impercettibili che mi fanno somigliare a lei, anzi che mi fanno essere lei, per una frazione di secondo, e l’idea che continuerò ad essere una rappresentazione di lei su questo mondo mi consola un po’ dalla consapevolezza che un giorno la perderò. Eppure per lei dev’essere stato lo stesso. Che anche lei impersoni la nonna di tanto in tanto, attraverso impercettibili, inconsci movimenti del corpo e dello sguardo? E la nonna? Da chi ha preso tali comportamenti? Da sua madre immagino. Per un secondo la vedo, mia madre, che in quei piccoli gesti rappresenta infinite generazioni di madri che al loro turno hanno lasciato qualcosa alla generazione successiva. La visione di mia madre che rappresenta tutte quelle donne mi fa pensare che nessuna di loro è morta davvero. Tutti quegli infiniti piccoli gesti che riportano donne perdute nel tempo alla vita. E nel mio gesto, quello che ha fatto pensare a Laila, nel mio gesto si nascondono infinite donne che hanno lasciato un segno del loro passaggio attraverso i movimenti del proprio corpo. Un’immortalità che si trasmette di generazione in generazione. Ma da quanto tempo? Decenni? Secoli?

Deglutisco un boccone e torno a guardare l’amica di famiglia seduta di fronte a me con una sorta di nuova gioia nel cuore. Lei alza la testa e mi sorride teneramente, dicendomi: “non volevo intristirti, tua madre è una persona meravigliosa!” ed io le sorrido, pensando che trasmetterò a mia figlia un’eredità millenaria meravigliosa.

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