C’era una volta una bella dama di un reame lontano, che aveva un cavallo terribilmente irrequieto. Intenzionata a domarlo, l’aveva acquistato estasiata dalla sua bellezza ma, impossibile da cavalcare, il cavallo nero stava calmo solo quando la dama lo portava, tenendo le briglie, attraverso il bosco per fare delle lunghe passeggiate con lei. Nel reame, l’animale creava sempre scompiglio e aveva causato non pochi problemi ai commercianti, così che il re aveva ordinato infine che la dama liberasse l’animale nella foresta impedendogli per sempre di tornare.

A malincuore, la dama decise di fare l’ultima passeggiata col cavallo nero nel bosco. Tenendo il cavallo per le briglie, inizialmente seguì il viale ciottoloso che si dispiegava al di sotto degli alberi, ma poi decise di abbandonare il sentiero per raggiungere il cuore del bosco. Mentre camminava tristemente, i suoi capelli si impigliarono in un albero, ed il cavallo, quasi avesse percepito le motivazioni che avevano spinto la dama ad abbandonare il sentiero, iniziò a correre velocemente, galoppando fra un albero e l’altro tanto rapidamente che in pochi secondi, la sua sagoma si perse nel folto del bosco. La dama restò immobile un momento, indecisa sul da farsi, poi si sedette su di una roccia ed iniziò a piangere, mentre pensava al proprio cavallo che, abituato alla vita domestica, non sarebbe sopravvissuto a lungo nel bosco. Ella pensava inoltre a con quale facilità si era lasciata persuadere dal re ad abbandonare la propria bestia, che amava così tanto, bella e lucente com’era.

Quando ebbe finito di piangere iniziava il tramonto e la dama cercò di ritrovare il sentiero per tornare a casa, ma nonostante cercasse qualcosa di famigliare che la riportasse sulla giusta strada, si rese conto di essersi perduta. Udì le note dolci di un violino provenire da lontano e decise di seguire la dolce melodia. Arrivò in una radura, dove vide un giocoliere che in piedi, con un violino sulla spalla e un arco nella mano, suonava per gli uccelli. Vicino a lui, il cavallo nero sedeva immobile, estasiato dalla musica. La dama meravigliata sorrise, e si avvicinò al giocoliere, il quale, notandola, distratto dal bel sorriso della dama, cadde per terra inciampando in una radice. Lei gli corse incontro.
“posso aiutarvi?” chiese tendendogli una mano.
“non vi preoccupate!” rispose con gentilezza il giocoliere. “sono dispiaciuto, tanta bellezza mi ha confuso!” continuò.
“sono venuta per il mio cavallo…” disse la dama arrosendo.
“ah è vostro? È un po’ irrequieto, sono certo che sia un combinaguai!”
Lei annuì lievemente.
“Eppure sono certo che sia la vostra passione!” continuò il giocoliere. “Forse é difficile da gestire, causa delusioni, certe volte sfugge e non lascia dormire per tutti i pensieri che suscita.. Come tutte le passioni: porta sofferenza ma è l’essenza della vita.”
La dama arrossì. Come aveva potuto pensare di abbandonare ogni sforzo, ogni sacrificio, in nome di una serenità per la quale non aveva lottato? Prese le briglie del cavallo ed iniziò a camminare decisa a riportarlo al reame. Quello che gli altri pensavano non era importante. Era la sua battaglia e l’avrebbe vinta senza scoraggiarsi mai più. Avrebbe addomesticato il cavallo, con impegno e determinazione, e ci sarebbe certamente riuscita. Si avvicinò al giocoliere e gli diede un bacio sulla fronte. Cosa ci faceva lui, solo nella foresta? Forse un giocoliere che suona il violino non era ben visto a corte. Forse l’avevano bandito.
“e voi che fate qui?” gli chiese dunque, prima di ripartire.
“sono libero” egli rispose, “perchè ho scelto la mia passione!” e dopo averle caldamente sorriso riprese a suonare e le note del giocoliere accompagnarono la dama ed il suo cavallo fino al sentiero che li avrebbe riportati a casa. Ma la dama mentre camminava si sentiva piú leggera e più saggia rispetto al mattino, perchè spesso, le lezioni di vita che ci cambiano nel profondo si nascondono nelle parole più semplici.

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