Il piccolo paese era situato in una vallata ed era interamente circondato da montagne, così che la sera, d’estate, la brezza era incredibilmente piacevole ed i vecchietti mettevano le sedie all’aperto, lungo i muri delle proprie abitazioni, iniziavano a chiacchierare fino a tarda notte e a volte anche nel pomeriggio, e così si sentivano meno vecchi e meno soli. Per Ida tuttavia la situazione era molto diversa: muta dalla nascita, Ida aveva sempre ascoltato le parole degli altri, senza mai poter intervenire con le proprie idee e ora che il suo ottantesimo compleanno si avvicinava, la vecchietta iniziava davvero a non poterne più di quella solitudine. Insoddisfatta e infelice aveva smesso anche di portare la sedia fuori dalla porta per godere della compagnia degli altri vecchietti. Le era rimasta una sola grande passione, quella per il proprio aspetto fisico: le piaceva curarsi i capelli, profumarsi e non trascurava l’abbigliamento e così perfino quando ciondolava per casa annoiata, era impeccabilmente deliziosa e elegante.

Un giorno Ida uscì di casa per innaffiare i due meravigliosi ficus che aveva fuori dalla porta d’ingresso. Uscì come se le piante l’avessero chiamata, come le domandassero urlando di non lasciare che la morte le prendesse sotto braccio e se le portasse via. Era estate, e l’arsura del primo pomeriggio le diede l’impressione di aver bisogno lei stessa di un’annaffiata. Mentre, dando la schiena alla strada, si concentrava sui ficus, Ida si sentì picchiettare una spalla e fece un balzo, voltandosi rapidamente.
Un anziano signore, pieno di rughe, con pochi capelli e mal curati, le sorrideva con la bocca e con gli occhi, e mentre lei respirava affannosamente per riprendersi dallo spavento, lui le domandó dove fosse il centro del paese, chè lui non lo sapeva perché veniva da molto lontano per salutare un nipote. La bellissima signora gli sorrise amaramente, si coprì la bocca con le mani e poi sorrise ancora. Il signore capì che lei non poteva parlare, le fece un inchino e se ne andò.
Quando l’anziano signore si fu allontanato da lei, Ida, la bellissima, muta vecchietta, sentì una sorta di vuoto dentro. Stringeva ancora l’innaffiatoio in una mano e pensava al passato, alle gite in campagna con la madre, al lavoro nei campi, ai profumi dei fiori. Poi tornò in sé e la malinconia si aprì un posto tanto grande nel suo cuore che delle lacrime calde scesero lungo le sue guance. Il caldo torrido la spinse a tornar dentro casa, ma pensò per tutto il giorno che le sarebbe piaciuto parlare con qualcuno, almeno una volta nella vita e si convinse che quello era il vero motivo che la rendeva tanto triste. La giornata trascorse lentamente, ma dopo cena, qualcuno bussó alla porta di casa di Ida.

Quando la signora aprì, si trovò di fronte il vecchio, brutto signore del pomeriggio. Il signore spiegó a Ida di aver pensato alla sua bellezza per tutto il giorno e che non poteva più attendere, tanto fremeva per vederla di nuovo. Ida si sentì profondamente lusingata e benchè trovasse quell’uomo incredibilmente lontano dalla sua passione per l’aspetto esteriore, non ne disdegnava la compagnia, così gli sorrise. Lui le disse balbettando, con parole tremanti, che la sua bellezza l’aveva lasciato sognante per tutto il giorno e che i suoi occhi, oh!, quegli occhi, e che aveva portato un dolce, che ce l’aveva lì, l’aveva portato in un fazzoletto di stoffa, e che si sentiva proprio di condividerlo con lei… Ida era confusa da quel fiume di parole, dopo tanti giorni passati nel silenzio interrotto solo dai cinguettii in lontananza. Gli sorrise ancora e con un gesto della mano, lo invitó a entrare.
I due passarono la notte insieme: lui le raccontò di mille luoghi lontani e lei viaggiava attraverso quei magici racconti. Quell’uomo brutto e logorroico, fece breccia nel cuore della bella vecchina muta tanto che i due dimenticarono la torta e finirono col ricordarsene quando era ormai l’alba. Finí che la mangiarono un pezzetto per uno come colazione. Si vedeva ancora la luna nel cielo, un piccolo spicchio di luce bianco nell’aria tiepida del mattino. L’uomo si alzò, diede un bacio sulla guancia della bella vecchina e si avviò verso la porta per andar via. Lei lo seguì e sull’uscio i loro sguardi si separarono di nuovo come era successo nel pomeriggio. Lui mosse qualche passo, poi ci ripensó e tornó indietro, le domandò di passeggiare insieme a lui. Lei si mise le belle scarpe da passeggio che ormai non utilizzava da tempo, poi chiuse la porta, infiló il braccio sotto a quello di lui ed insieme si allontanarono in direzione del bosco.

Ida trovava che quel bizzarro signore fosse in grado di leggerle l’anima e si sentiva compresa davvero, come se stesse partecipando alla conversazione. Non si era mai sentita tanto felice. Per la prima volta nella sua vita intera, Ida sentì di essere nel posto giusto: accanto a quel brutto vecchietto per il quale ora le batteva il cuore. Quanto a lui, il cuore non l’aveva ed era tanto brutto quanto buono, ma d’altronde che ci si poteva aspettare dalla Morte? Eppure lui, in persona, era costretto a portarsi via una donna tanto splendida quanto affascinante e silenziosa… quanto si sentiva triste in quel momento! Forse quella donna aveva ancora molto da dare al mondo… Fra sé, la Morte, sospiró. Mentre i due camminavano in silenzio, il vecchietto, il cui reale incarico era di accompagnare Ida all’inizio del viaggio eterno, cambiò strada all’improvviso.

Molto probabilmente si era innamorato – assurdo, Ida aveva fatto innamorare la Morte – e lei amava lui certamente, ma nessuno ebbe mai l’occasione di chiederglielo poiché mentre i ficus fuori dalla porta, morivano, seccandosi al sole, i due passeggiavano e andavano lontano e in quel paese in cui i vecchietti chiacchieravano sulle sedie per le strade, loro due non tornarono mai più.

Dì la tua!