Una volta ho conosciuto un ragazzo che divorava libri e libri nel giro di pochissimo tempo, ma quando gli chiedevo cosa ne pensasse di un certo libro, mi rispondeva “Una bomba!” oppure “Non leggerlo!”… ma che giudizio è? Come faccio a capire quali sono i punti di forza di quel libro e quali sono i punti deboli a causa dei quali il libro non merita di essere letto? Ecco allora un kit di sopravvivenza per giovani critici letterari. 5 modi per valutare un libro.

#1 Trama

A volte ci imbattiamo in trame troppo intricate o troppo banali. Mi è capitato di leggere testi in cui non capivo cosa stesse succedendo fino alla metà del libro se non oltre, o altri in cui mi dicevo “e quindi?” a ogni nuova scena del romanzo. Tenendo presente comunque che non sempre un libro difficile da comprendere sia una cattiva lettura, forse dovremmo chiederci se sia colpa dell’autore o del lettore se il libro risulta incomprensibile. Se la colpa è dell’autore, forse non si tratta di un buon libro.

#2 Personaggi

Personalmente detesto quando i personaggi sono troppi o hanno troppi nomi e ad un certo punto del libro non capisco chi sta facendo cosa. Tuttavia se i personaggi sono ben delineati, ognuno ha un carattere particolare o tratti fisici singolari, una personalità spiccata o un tic di linguaggio o fisico, sono più facilmente riconoscibili e risulta evidente l’abilità dello scrittore. Quel libro forse è di valore.

#3 Stile di scrittura

Il libro risulta scorrevole o ogni tre parole dobbiamo rileggere la frase? Qualche volta ci imbattiamo in libri in cui saltano dei pezzi di storia e lo scrittore dimentica di dare risposte al lettore. Valutare un libro del genere è una passeggiata: meglio chiuderlo che aprirlo! In realtà però, dipende anche dallo stile dello scrittore: mentre Hemingway scrive frasi stringate immediatamente comprensibili, Proust scrive frasi chilometriche con tonnellate di subordinate e un punto ogni dieci pagine, ma i loro libri risultano lo stesso infinitamente affascinanti. E’ bene evitare di confondere un brutto libro con un libro complesso.

#4 Storia coinvolgente

Un bravo scrittore è in grado di rendere interessante anche un comodino, ma uno pessimo sa rendere noiosa anche una tresca amorosa. E’ anche vero che se un libro non ci coinvolge sin dalle prime pagine non bisogna subito farne una colpa all’autore: spesso i primi passi di un romanzo sono un po’ esplicativi e descrittivi, al fine di collocare i personaggi in luoghi precisi o di raccontarvi qualcosa del loro passato, per cui non giudichiamo dalle prime tre pagine. Arriviamo alla trentesima almeno, quando abbiamo raggiunto almeno il secondo capitolo. Se nemmeno lì siete coinvolti, quel libro non fa per voi.

#5 Libro emozionante

Mi sorprende sempre il potere della carta. Un libro è in grado di aprirci una porta su un mondo del tutto nuovo, in cui possiamo fare esperienze che altrimenti non faremmo mai, come nel magico mondo di Hogwarts della saga di Harry Potter o nelle avventure fra i dinosauri de “Il mondo perduto” di Arthur Conan Doyle. Quando abbiamo sinceramente voglia di andare avanti a leggere, quando abbiamo voglia di visitare quel mondo racchiuso fra le pagine di un libro, quando abbiamo la pelle d’oca, piangiamo, ridiamo o sorridiamo stringendo un volume fra le mani, insomma quando ci emozioniamo, quello è un buon libro.

Ps. È comunque sempre bene ricordare che di ogni libro diamo un giudizio soggettivo. Un libro può dare moltissimo a me, mentre può lasciare indifferente qualcun’altro. Ricordiamoci di non dare pareri assoluti, ma anche che possiamo sempre applicare uno dei diritti del lettore individuati da Pennac: “Chiudere un libro quando non ci piace e abbandonarne la lettura”.