3. Una ricerca disperata

di Charlie Foo |

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Io e mio marito cercammo i nostri figli dappertutto. Non c’era traccia di loro in casa e nemmeno fuori. Passammo tutta la mattina a cercarli per le strade. Quel giorno il sole batteva forte sulle mattonelle chiare dei marciapiedi e picchiava sulle nostre teste con insistenza rendendo le ricerche faticose. Ci arrampicammo sulle dune di sabbia che affacciavano sul mare, passammo nei dintorni della spiaggia, controllammo nelle strade vicino all’appartamento e in quelle più lontane. I bambini erano come scomparsi nel nulla. Non avevano lasciato tracce. Il letto di Thomas era vuoto e disfatto, come se si fosse alzato dal letto per andare a fare qualcosa. Tornammo a casa a mani vuote e infinitamente amareggiati. Non potevamo rassegnarci al fatto che i nostri bambini fossero spariti ma neppure sapevamo come comportarci. Mio marito cercò di tranquillizzarmi per tutta la giornata. Cercava di non perdersi d’animo, di non abbandonarsi alla disperazione, ma non era certo un compito facile. I nostri bambini erano scomparsi nel nulla, come polverizzati. Entrambi erano spariti durante la notte, all’interno di una casa in cui le porte erano chiuse a chiave. Al momento della loro scomparsa non avevamo trovato finestre aperte, né le porte erano state aperte con la chiave. Non c’erano segni di effrazione, né di colluttazione nelle stanze, eppure i bambini non c’erano. La casa era grande, era vero, ma non c’era angolo in cui non avessimo guardato. Che i nostri bambini fossero stati rapiti da qualcuno? I nostri bambini, se davvero erano stati rapiti, dovevano trovarsi ora nelle mani di qualche abilissimo scassinatore o di un maniaco. Come potevano aver lasciato le porte e le finestre intatte facendo scomparire nel nulla Sarah e Thomas? Mio marito mi teneva la mano e manteneva il sangue freddo mentre io iniziavo a farmi prendere dalla febbre dell’angoscia e cominciavo a credere che non avremmo rivisto mai più i nostri bambini.

Nel pomeriggio riprese la solita pioggia violenta, ma non interrompemmo la ricerche. Prendemmo la macchina e continuammo a cercare, anche se la visibilità era davvero ridotta e anche se passavamo ancora e ancora nelle stesse identiche vie del paese che d’altronde non era neppure così grande. Le strade erano deserte. Come era possibile che ci trovavamo in quel paese da tre giorni e non avevamo visto neppure un abitante per quelle vie? Certamente il tempo non aiutava: la pioggia non dava tregua e il vento e i fulmini non invogliavano certo a lasciare la propria casa per passeggiare sulla riva del mare, tuttavia mentre mi guardavo intorno allarmata, aguzzando la vista alla ricerca di Thomas e Sarah, non potevo smettere di domandarmi dove fossero finiti tutti gi abitanti di quel paese.

Io e mio marito rincasammo soltanto verso sera. Non avevamo mangiato nulla, eravamo deboli e angosciati, ma mio marito insistette perché mettessimo qualcosa sotto ai denti. Mangiammo controvoglia e senza gusto, nel silenzio più totale di quella vecchia cucina sbilenca e sinistra. D’un tratto mi ricordai del barboncino che avevo fatto entrare in casa la sera prima. Che fine aveva fatto? Non gli avevamo neppure lasciato qualcosa da mangiare! Andai a cercarlo per le stanze della casa e restai molto sorpresa quando lo vidi in corridoio seduto dritto – così come l’avevo visto durante la notte prima, sotto all’albero di limoni – davanti alla porta chiusa a chiave del corridoio, quella che non era possibile aprire. Mi vennero in mente le parole che la proprietaria aveva detto il giorno in cui ci eravamo incontrati: “ci sono solo vecchi mobili e comunque è bloccata e non ho le chiavi” aveva detto. Mi si accese una lampadina. In quella stanza, là dentro, non avevamo ancora cercato. Sentii riaccendersi una speranza. Forse era dietro a quella porta chiusa a chiave che avremmo ritrovato i nostri figli.

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Charlie Foo

Charlie Foo

Autrice di "Seasons", Charlie è un'inguaribile viaggiatrice, sognatrice e femminista. Si ispira alla realtà per i suoi imprevedibili racconti.